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Roma, 16 set – J.K. Rowling finisce nuovamente sotto i ferri roventi dell’Inquisizione Lgbt per i contenuti di Troubled Blood, sua ultima fatica letteraria. Sono arcinote ormai le – infondate – accuse di transfobia rivolte all’autrice di Harry Potter, messa alla gogna dal mondo progressista per aver più volte affermato ciò che è ovvio e stabilito dalla legge naturale: cioè, che solo le donne hanno le mestruazioni.

J.K. la terf

Dichiarazioni che, come ormai tristemente noto, le sono valse l’appellativo «infamante» di terf (femminista che esclude i trans) nel migliore dei casi, nei peggiori quello di «cagna, putt*na, strega», a firma della galassia di attivisti e sostenitori Lgbt. Gente, cioè, che vive nel magico universo di chi sostiene che «anche gli uomini hanno le mestruazioni» – e con «uomini» si intende «donne che si credono uomini ma hanno ancora un utero» – e quindi si dovrebbe parlare di generiche «persone» – per non scontentare-traumatizzare nessun* – e non più di «donne». Da mesi piovono quindi incessanti le invettive, le ostracizzazioni e le prese di distanza dalle sue dichiarazioni: le bacchettate sulla «orribile» condotta transfobica della Rowling sono arrivate persino da Daniel Radcliffe, ovvero l’attore che ha interpretato il personaggio di Harry Potter – leggi: colui che è diventato milionario grazie alla Rowling.

Il romanzo

Tanto per rinfocolare il dibattito, la Rowling ha pensato di dare alle stampe un libro, Troubled Blood, in cui il cattivo è un serial killer maschio che si veste da donna per uccidere le sue vittime. Troubled Blood, scritto dalla Rowling sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, è uscito ieri nel Regno Unito e racconta le vicende del detective Cormoran Strike, che indaga sulla scomparsa di Margot Bamborough. L’investigatore pensa che la donna sia stata uccisa da Dennis Creed, soprannominato «il serial killer travestito» per l’abitudine di assassinare le sue vittime vestendo abiti femminili. Difficile credere che non si tratti di una provocazione mirata, dato il periodo che sta attraversando la scrittrice britannica.

Le polemiche

Primo fra tutti ci ha pensato il Daily Telegraph a stroncare l’ultima fatica della Rowling. «La morale del libro sembra essere: non fidatevi mai di un uomo travestito», scrive inorridito l’autore della recensione. Dalla pubblicazione dell’articolo all’attivazione della gogna social contro l’autrice ci è voluto un attimo. E quindi via alle solite accuse di omofobia e transfobia, e le shitstorm degli utenti Twitter impazziti che – senza nemmeno avere letto il romanzo – hanno subito creato l’hashtag #RIPJKRowling che è entrato immediatamente nei trend del Regno Unito.

Ma c’è chi difende la Rowling

A difendere la Rowling ci ha pensato invece il giornalista dell‘Observer Nick Cohen: «Ho letto l’ultimo romanzo di Strike e dire che è anti-trans è una fesseria totale. Non posso dire perché senza rivelare il finale. Quindi finché non lo leggerete voi stessi, cosa che dovreste fare, dovrete fidarvi di me». «Non è anti-trans in quanto tale – è stata la risposta di un follower – ma gioca con il timore che le donne trans siano maschi cis che vogliono copiare le donne». Come se non fosse mai successo

Cristina Gauri

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