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Roma, 27 mag – Vi confesso una cosa: a me Alessandro Barbero non è mai piaciuto. La storia, seppur divulgativa, è una cosa seria: non può essere raccontata come la favola della buonanotte recitata dalla nonna. Perché la storia non è cantilena né filastrocca. Eppure, è proprio così che Barbero, riscopertosi tuttologo, la racconta. Medievista di un certo prestigio, la fama mediatica deve avergli dato alla testa, tanto che si è messo a parlare di tutto: di Lepanto, di Caporetto, ora pure della «resistenza». Ed è proprio su quest’ultimo tema che Barbero ha dato il peggio di sé, sputando veleno su un intellettuale che, in quanto defunto, non può neanche difendersi: Giampaolo Pansa.  



Barbero contro Pansa

Le parole pronunciate da Barbero su Pansa sono letteralmente disgustose. Passate in sordina perché rilasciate a un giornale online misconosciuto, ora stanno iniziando a girare. E, appunto, lasciano esterrefatti: «Io devo confessare che i libri di Giampaolo Pansa non li ho mica letti tutti e a fondo perché mi prende un rigurgito a prendere in mano quei libri», ha dichiarato Barbero mandando al diavolo qualsiasi deontologia professionale. E ancora: «Noi non possiamo essere nella testa di Giampaolo Pansa, se non si è reso conto dell’effetto che stava provocando con i suoi libri, o se se ne è reso conto ma è cinicamente andato avanti perché gli rendevano un sacco di soldi. Certamente i libri sono spregevoli, non perché possano contenere delle inesattezze, io francamente non voglio dedicare neanche mezz’ora del mio tempo a leggere uno di quei libri. Ma non mi stupirei per niente neanche se questi libri riportassero soltanto episodi autentici, perché si sa da sempre in Italia che ovviamente nella Resistenza è potuto succedere di tutto. Poi la grande arte di Pansa è stata quella di far credere che nessuno le sapeva queste cose, che non se ne poteva parlare: non è affatto vero. Lo sapevano tutti».

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Una penosa supercazzola

Ecco, Alessandro Barbero ci dice che tutti sapevano dei crimini partigiani. Può darsi, ma mente sapendo di mentire, quando afferma che se ne poteva parlare tranquillamente. Neanche per idea, e proprio Pansa ne sapeva qualcosa, visto che è stato insultato, oltraggiato e addirittura aggredito proprio per averne parlato. Ad ogni modo, Barbero prosegue nella sua tirata anti-Pansa calando, infine, la maschera: «Dopodiché appunto, episodi drammatici? Tragici? Crimini? Crimini dei partigiani con l’autorizzazione delle autorità alleate, che in genere dicevano ai partigiani “Fate pulizia”? Chi può dire non importa? Certo che è sempre una tragedia, però appunto se andiamo a vedere i crimini che hanno commesso i liberatori allora? Gli eserciti che risalivano la penisola ne hanno commessi di crimini, contro la popolazione civile, contro i prigionieri di guerra. Quindi appunto, il problema è che di singoli episodi se ne potranno sempre trovare in qualunque contesto per mettere in buona o cattiva luce chiunque: quello che conta è chi stava dalla parte giusta e chi stava dalla parte sbagliata».

Le verità scomode non vanno raccontate

In soldoni, Barbero non è in grado di confutare Pansa sui crimini dei partigiani. Ma ci dice che, di questi crimini, non ne dobbiamo parlare. Perché tutto ciò, demolendo la mitologia resistenziale, guasterebbe lo stomaco agli antifascisti. Theodor Mommsen e Leopold von Ranke, i padri della storiografia moderna, si staranno rivoltando nella tomba. Mentre Clio, la musa ispiratrice degli storiografi, starà piangendo lacrime amare. Compito di uno storico, infatti, è ricostruire gli eventi in forma coscienziosa e attendibile. Possibilmente sine ira et studio. Certo, qui nessuno di noi è un tardo-positivista, e tutti sappiamo che l’oggettività assoluta non esiste: anche gli storici sono uomini, e pertanto hanno i loro pregiudizi, le loro convinzioni e i loro scopi. L’importante, però, è sempre seguire i criteri metodologici del mestiere: ricerca e critica delle fonti, contestualizzazione, sintesi. Ma questo, appunto, non interessa minimamente a Barbero, che a quanto pare ha dismesso i panni dello storico per vestire quelli del sacerdote. Se una verità è scomoda, non bisogna parlarne. E chi lo fa deve essere messo in mala voce. L’unica nota lieta di questa penosa vicenda è che, grazie alle sue parole livorose su Pansa, abbiamo capito che Barbero non è affatto uno storico, bensì un agit-prop. Della peggior specie, per giunta. E per questo non sarà mai caro a Clio.

Valerio Benedetti

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7 Commenti

  1. Non me ne voglia Benedetti che del resto ha fatto un articolo molto pungente, ma vorrei spezzare una piccola lancia a favore di Barbero storico, appassionato di storia, seguo spesso le sue trasmissioni e di solito, lo trovo abbastanza imparziale, anche se non ha mai fatto mistero di essere un comunista della prima ora con tanto di tessera, ma anche di affermare che il comunismo è un esperimento fallito, ( testuali parole ) non conosco questa polemica rivolta a Pansa, e mi dispiace, ma come dice l’articolo, come uomo ha probabilmente delle idee di sinistra insormontabili, che trascina anche nella vita professionale.

  2. Dice il professore Barbero:

    « […] quello che conta è chi stava dalla parte giusta e chi stava dalla parte sbagliata […] »

    Ma questo non è, in fondo, lo stesso pensiero che fu di Giampaolo Pansa?

    Inoltre, il dottore Benedetti afferma:

    « […] qui nessuno di noi è un tardo-positivista, e tutti sappiamo che l’oggettività assoluta non esiste […] »

    Il metodo più corretto (e anche l’unico, secondo me), è sempre il solito: sentire TUTTE le “campane”, studiare, incrociare i dati e farsi un’idea personale degli accadimenti storici.

  3. Questo Berbero barbaresco barabbo furoreggia su youtube , c’è il suo faccione sorridente su ogni video come neache le faccine dei bimbiminkia vetero adolescenziali! Cmq ho visto le sue playlist su youtube , è spudoratamente e anticamente comunista alla Rai3 anni 90 , insomma telekkkabbul!

  4. Barbero dice chiaramente che in tutti gli eserciti ci sono i buoni e i cattivi ed in tutte le guerre accadono fatti spregevoli. Ma da lì a fare passare come criminali i partigiani e a non riconoscere alla Resistenza italiana un ruolo politico e militare importante come qualcuno vorrebbe farci credere ne passa. Da quale parte stesse il bene e da quale stesse il male direi che non dovrebbero esserci dubbi. Del resto come domanda il Professore chi oggi e con che coraggio potrebbe essere contento di una vittoria dei nazisti invece di come poi si è conclusa la seconda guerra mondiale??

    • La domanda del professore non è da professore, come pure il termine “vomitare”… Certo davanti ai giornalisti come era Pansa, i “Professori” in Italia si ergono sempre a chissà che cosa…
      Pansa, a parer mio, si è fatto “odiare” per un certo voltafaccia a scoppio ritardato… come è accaduto per la buona parte dei partigiani, quest’ ultimi veri, squallidi sciacalli dell’ ultimo momento.
      Allora si legga e si discuta sugli scritti di Pisano e di Stella!
      Tornando alla domanda, tra non professori, ma forse persone più a modo, desidererei che non si nascondesse il fatto che gli scienziati nazisti sono stati, più o meno equamente, accaparrati da Urss e Usa, con risultanti eclatanti nel campo della medicina, della fisica, della genetica, dell’ ampliamento verso lo spazio… Anche se la Storia non si fa con i se e con i ma, qualche dubbio sia consentito!
      Concludo con una altra domanda: come mai si focalizza generalmente di più sui nostrani partigiani rossi e non sul ruolo davvero rilevante della Urss nel tracollo nazionale?! Fuori la vera risposta!

  5. Se posso.. Si continua a parlare dei libri di pansa, ma senza ovviamente averli letti o quantomeno capiti.. Pansa non ha MAI scritto contro la resistenza, mai! non ha mai nascosto da che parte era la ragione. Ha scritto e riportato solo dei crimini comessi, specie dopo il 25 aprile dai partigiani delle Garibaldi. Che si è “scoperto” (anche se bastava parlare con i nonni) avere un unico scopo liberare litalia per consegnarla al futuro patto Varsavia . Tutto qui! Ovvio che i new trinariciuti ne modificano il senso..

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