Venezia, 23 mag – Qualcuno spieghi a Banksy che quando non si viene invitati ad un evento, è di straordinario cattivo gusto «imbucarsi» ed imporre la propria presenza che, evidentemente, non risulta particolarmente gradita, o non è ritenuta particolarmente essenziale. «Sto preparando il mio stand per la Biennale di Venezia. Malgrado si tratti del più grande e prestigioso evento d’arte al mondo, per qualche ragione io non sono mai stato invitato», ha scritto piccato in un post sul suo profilo Instagram. E fattele due domande, no? Forse lo street artist britannico ha bisogno di ridimensionarsi un pochino, è evidente che la sovraesposizione mediatica e il plauso di centinaia di migliaia di millenials cresciuti a pane amore e globalismo lo hanno reso un po’ deficitario nel settore «umiltà».

La municipale s’incazza

Insomma, con l’ego azzoppato e in pieno delirio di onnipotenza, come prima cosa il prode graffitaro ha deciso di palesare la propria presenza in laguna: qualche giorno fa quindi ha lasciato un segno sul muro del sestriere di Dorsoduro, sulla sponda del canal Rio de Ca’ Foscari, vicino a Campo Santa Margherita. Il pezzo – poteva essere altrimenti? – raffigura un bambino immigrato infilato dentro a un giubbotto di salvataggio, nell’atto di impugnare un fumogeno rosa fluo. Dopodiché Banksy ha pubblicato un video corredato della sua famosa didascalia «piccata», dove si vede un uomo dal volto coperto (lui, presumibilmente?) che monta un banchetto avvicinando alcune tele dipinte ad olio che formano un mosaico raffigurante una grande nave da crociera sullo sfondo della laguna veneziana. Lo scopo sarebbe quello di denunciare l’invasione «navale» di Venezia e l’inquinamento che ne deriva. Svariati passanti vengono inquadrati mentre si soffermano ad ammirare le opere, «È persino più bello di quello che abbiamo visto in Biennale», esclama una donna. Tutto magico, ma a questo punto arriva la polizia municipale a rompere l’incantesimo: i vigili, che evidentemente non sono pratici di arte contemporanea, si avvicinano al banchetto dell’artista e gli intimano in inglese “vigilesco”  di rimuovere baracca e burattini per occupazione abusiva di suolo pubblico. Banksy deve giocoforza prendere quadri e cavalletti e chiudere l’installazione. L’arte non può nulla contro gli ordinamenti comunali dello Stivale. Burocrazia italiana 1, Banksy 0.


Cristina Gauri

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