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«Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare», diceva Alessandro Manzoni. E il coraggio è una scelta, un’educazione, un dono. Lo ha avuto Beatrice Venezi, che a Sanremo ha tenuto a definirsi «direttore d’orchestra», senza la modaiola declinazione al femminile e sfidando l’egemonia culturale della sinistra. La storia ha fatto il giro del web, e nella sua oggettività è stata chiusa dall’intervento del presidente dell’Accademia della Crusca: «Ognuno ha il diritto di essere chiamato come vuole nell’ambito della pluralità degli usi esistenti nella lingua italiana».



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2021

Black Brain

Politicamente corretto ed egemonia culturale

Amen. La 31enne è stata subito assalita. Ha osato sfidare il politicamente corretto e l’egemonia culturale sinistrorsa in un mondo – quello dello spettacolo – ormai peloso e ipocrita, massificato e massificante. Il contrario di quello che dovrebbe essere, ma questo è un altro discorso. Quello che preme sottolineare è la pericolosità della neolingua. Ne scrisse il già trotzkista Orwell, che ben conosceva la rigidità e la violenza dei metodi staliniani. La storia si ripete. I metodi sono sempre gli stessi. Quello che spaventa è la pervasività del pensiero unico, in un’epoca che ci avevano insegnato essere quella della massima libertà, grazie a internet.

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Rileggiamo Gramsci

Oggi tocca alla Venezi, forse domani ci sarà una legge per cancellare secoli di stratificazione culturale e linguistica, come già vediamo con la cancel culture e i «diritti civili». Esiste – contro questa perversione travestita da ideologia – una forza culturale che non sia di mera reazione, ma che sappia offrire una visione diversa, culturalmente legittima, capace di farsi valere non solo a livello popolare ma anche nelle sedi che contano? Gramsci lo vogliamo finalmente capire? Fu – a modo suo – un grande intellettuale italiano e della specificità italiana…

 

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