Roma, 11 apr – Quella del capodanno perduto del 1947 è forse una pagina ancora poco conosciuta della nostra storia nazionale. Fu il tentativo di pacificazione fra partigiani e combattenti della RSI, un modo per gettarsi alle spalle le ruggini del passato e guardare avanti. Un episodio che all’epoca fece scalpore e che rimane attuale proprio nella misura in cui quella della riconciliazione è una ferita aperta.

“Riconciliazione”: la conferenza alla Sala della Camera dei Deputati

A 75 anni di distanza dall’accaduto, il capodanno perduto del 1947 sarà oggetto di una conferenza che avrà luogo il 13 aprile presso la Sale delle Conferenze della Camera dei Deputati. A presiedere all’iniziativa saranno Marco Gervasoni, Professore Ordinario di Storia Contemporanea nella Università degli Studi del Molise ed editorialista de Il Giornale, Gianni Scipione Rossi, giornalista e Vice Presidente della Fondazione “Ugo Spirito e Renzo de Felice”, Paolo Simoncelli, già Professore Ordinario di Storia Moderna nella Sapienza Università di Roma, e Leonardo Varasano, ricercatore nel Dipartimento di Scienze Umane e della Formazione dell’Università degli Studi di Perugia e Assessore alla Cultura del Comune di Perugia. A introdurre i lavori sarà, invece, l’on. Raffaele Nevi. Una importante cornice istituzionale che finalmente getta luce su questo episodio.

“Gli italiani agli italiani”, l’unità nazionale oltre le divisioni

La storia del capodanno perduto del 1947 è anche la storia dei suoi protagonisti. Da una parte il fascista ed ex combattente della RSI, Bruno Cagnoli, dall’altra Corrado Sassi, comunista e partigiano con il nome di battaglia “Zuavo” della banda “Francesco Innamorati”. I due decisero che era giunto il tempo di seppellire gli odi fratricidi, così la mattina del gennaio del 1947 si recarono insieme ad un centinaio di loro concittadini al cimitero di Perugia, dove deposero una corona d’alloro presso il Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre e parteciparono insieme ad una messa di suffragio in onore dei morti di entrambe le parti.

Un gesto semplice, ma simbolico. Su quella corona d’alloro avevano scritto “Gli italiani agli italiani”. Un modo per riaffermerà l’unità nazionale al di là degli steccati ideologici e delle incomprensioni reciproche. Ciò venne confermato poco dopo, durante il giorno dell’Epifania, quando partigiani e fascisti sancirono la riconciliazione davanti alle massime autorità cittadine nella sala dei Notari, ma che rappresenta forse un momento effimero. A più di settant’anni di distanza da quell’episodio di amore fraterno è stato per lungo tempo inascoltato. A tal punto che solamente l’anno scorso c’è chi ha parlato di “maliziosa operazione di revisionismo politico-ideologico” per riferirsi ad una conferenza sull’argomento.

Michele Iozzino

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