franco_cardini_islam_tignano_festival-Roma, 13 ago – La Lega, Fratelli d’Italia, il Papa, l’immigrazione, la destra, la sinistra, la “Neo-Destra”: c’è tutto e il contrario di tutto nell’intervento di Franco Cardini pubblicato ieri su Barbadillo. L’insigne medievista colpisce di arco e di clava, punta ai grandi principi ma anche all’attualità. L’impressione però, sia detto con rispetto, è che almeno sul terreno più prosaico della polemica politica Cardini non ne abbia azzeccata una. Ma davvero neanche una.

Lo storico decide di cantarle alla Lega salviniana, identificata con una sineddoche di sua invenzione, la “Coppia Verde”, che par di capire essere appunto Salvini e Calderoli (ma perché quest’ultimo e non, mettiamo, Zaia o Borghi? Il senatore bergamasco è tuttora il deus ex machina delle strategie parlamentari del Carroccio ed è naturalmente un esponente di punta del partito, ma indubbiamente rappresenta più la continuità con la vecchia Lega che il nuovo corso…). La colpa dei leghisti? Mirano basso e sono beceri, mica come ai bei tempi quando c’era Miglio.

Sembra di sognare. A parte che i rapporti fra il politologo e la Lega sono stati tutt’altro che lineari, ma vorremmo ricordare che la Lega di “quando c’era Miglio” era quella che si faceva strada sulle macerie della Prima repubblica a colpi di cappi agitati in Parlamento, gesti dell’ombrello e metafore falliche. Anche allora, beninteso, la vitalità di questo movimento e la sua capacità mitopoietica avrebbero dovute essere giudicate senza limitarsi al folclore. Ma, per cortesia, farne un cenacolo metapolitico imbuzzurrito da Salvini è decisamente troppo. Tanto più che, come ha magistralmente mostrato Antonio Rapisarda nel suo libro, proprio la svolta salviniana è stata alimentata da un circuito ora palese, ora discreto, di think tank, circoli, intellettuali, associazioni parallele, giornali on line.

E quali dovrebbero essere, poi, i temi da rimettere al centro del dibattito se solo si tornasse a dar retta agli intellettuali della vecchia guardia? “Un antirisorgimentalismo tutt’altro che becero, per esempio”. Testuale. Quindi, dopo che un intero mondo è stato preso per i capelli e strappato a forza, pur tra ampie e pervicaci resistenze che durano tuttora, dalla follia anti-italiana, dopo che si è tornati a onorare i caduti per l’Italia anziché baloccarsi con nostalgie per i Borboni, per il Papa Re, per i granducati, per Cecco Beppe, il Kaiser, lo Zar, dopo che si è messo fine, purtroppo non definitivamente, all’equivoco dell’unico ambiente identitario al mondo con l’abitudine di sputare sulla propria storia patria – dopo tutto questo e dopo che lo stesso Salvini ha intrapreso un percorso delicato e complesso che lo ha portato a onorare i caduti sul Piave, l’urgenza culturale sarebbe ora quella di rimettere al centro del dibattito… “l’antirisorgimentalismo”?

La sensazione di estraniamento prosegue quando leggiamo un elogio piuttosto plateale di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia. Ora, che si tratti di “una che la politica la fa seriamente e decorosamente” è cosa che anche gli avversari di FdI hanno sempre riconosciuto. L’endorsement di Cardini è tuttavia decisamente intempestivo, arrivando a pochi giorni dal posizionamento teo-con della Meloni, proprio mentre Salvini apriva all’ipotesi – pur fantascientifica – di un Buttafuoco governatore della Sicilia. Franco Cardini, quello che il dialogo con l’Islam lo propone da almeno 20 anni, finisce quindi fra i neo-crociati Meloni e Magdi Allam contro le aperture “saracene” salviniste, salvo poi accusare di spirito crociato… la Lega Nord.

Dai, stendiamo un velo, diciamo che è agosto e tenersi informati non è sempre semplice. Diciamo che Cardini non legge il giornale da un po’ e chiudiamola qui. Passiamo alla parte in cui lo storico vola più alto.

Qui Cardini, sostanzialmente, esorta a mettere in prospettiva la critica all’immigrazione, invitando a cercare le cause profonde e i meccanismi di sistema anziché limitarsi a dichiarazioni pirotecniche contro i barconi. Invito quanto mai benemerito, se si tratta, per esempio, di inserire la critica all’immigrazione nell’alveo di un anticapitalismo organico, come da tempo cerca di fare Alain de Benoist. O se si tratta di inquadrare il fenomeno in una più ampia dinamica geopolitica.

Se invece si tratta solo di batterci il petto per l’ennesima volta e colpevolizzare la storia europea, allora no, grazie, crediamo che il Vecchio continente abbia già dato. Molto più utile sarebbe riflettere sula storia recente, a cominciare dalle cosiddette “primavere arabe”, sostenute e a volte finanziate dagli stessi che oggi ci invitano ad accogliere i migranti “che fuggono dalle guerre”, le stesse guerre da loro applaudite appena pochi mesi fa! E a partire da questo bisognerebbe ragionare per davvero su un nuovo Nomos internazionale, in cui l’Europa e ancor più l’Italia dovranno avere un ruolo necessariamente centrale. Era questo quello a cui puntava Cardini? Benissimo, noi ci stiamo. Quando cominciamo?

Adriano Scianca

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