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Roma, 15 giu – Alberto Sordi è morto il 24 febbraio del 2000 e non ha lasciato eredi. In tutti i sensi; nessun altro attore è riuscito a superare la sua impresa di essere uno specchio della società in cui viveva, di saperla “bastonare” ma anche di saperla comprendere e perdonare, senza il filtro di imposizioni politiche. E il risultato era migliore di di quello che tutt’ora ottengono i cosiddetti “impegnati”.

Il ritratto con la Raggi

Albertone nasce a Trastevere il 15 giugno del 1920 e oggi avrebbe compiuto 100 anni. Per questo noi lo celebriamo. Oggi è stata immortalata la Raggi accanto alla figura di Alberto Sordi nelle vesti dell’americano a Roma da uno street artist, Harry Greb, proprio nella via dove è nato l’attore, via di San Cosimato. Un omaggio discutibile nella giornata che dovrebbe essere dedicata a uno dei simboli di Roma, dato che la “nostra” Virginia non ha mai avuto l’onore di conoscere Sordi … ma andiamo avanti.

Gli eredi di Sordi

Dicevamo, Sordi non ha eredi, nonostante l’abbraccio a Verdone sul palco del Maurizio Costanzo Show e nonostante la loro profonda amicizia e rispetto. Carlo Verdone ha sì saputo omaggiarlo più di chiunque altro, ma la sua comicità nel tempo si è fatta diversa e sicuramente meno mordente. Alberto Sordi, infatti non aveva paura di essere “scorretto”, cosa che pare terrorizzare i nostri sceneggiatori e attori, che magari però muoiono di risate di fronte alle copertine di Charlie Hebdo o alle vignette di Vauro.

Sordi: “Fascismo? Io stavo bene”

Sordi era così intoccabile che le sue dichiarazioni del 1991 sul Fascismo lasciarono tutti a bocca aperta ma nessun osò criticarlo: “Rimpiange un’ altra epoca?” gli domandò un giornalista di Repubblica “No, non rimpiango nulla, ma io sono nato nel ‘ 20, sono di una generazione che ha vissuto anche l’epoca fascista, e ho vissuto bene” risposte Sordi. “Mio padre era un professore d’ orchestra, la mia era una famiglia borghese, si andava a scuola, si vestiva la divisa da balilla, si praticavano tutti gli sport possibili e immaginabili”. E ancora: “Portavamo tutti la divisa ed eravamo tutti uguali: i figli di Agnelli, i figli dello stagnaro e dell’ operaio. Non c’erano differenze di classe. Io parlo di quello che ricordo quando ero bambino. Se avessi vissuto in una famiglia dove il padre era impegnato, probabilmente ragionerei in un altro modo. Ognuno parla a seconda delle esperienze che ha fatto”.

I romani non più scorretti

Dicono che Sordi abbia rappresentato l’italiano degli anni del boom economico ed è certamente vero. Ma rappresenta in primis la romanità. Quella romanità disincantata, retriva, indolente e amara che è ormai morta. Morta forse fagocitata da queste rappresentazioni dei romani che vanno dai Cesaroni, passano per Mastandrea e arrivano a Zerocalcare. Si parla di borgata, si parla romanaccio e non romanesco, Roma nei film e nella tv è diventata o l’Arcadia di Garbatella, o i buoni poliziotti del Tuscolano di Distretto di Polizia o la Suburra criminale ipersatura di colori acidi. Non c’è più il romano vicino di casa che cerca di fregarti per un centesimo, non c’è il “povero ma bello”, non c’è la scorrettezza.

Non ce lo meritiamo Sordi

Perché questo aveva di bello il romano interpretato da Sordi: non aveva morale. Qualche volta scopriva di avere un cuore, si, ma per lo più cercava di arrabattarsi, pure mettendo i piedi in testa a qualche altro poveraccio o tentando la fortuna disperatamente (come il personaggio da lui interpretato in Lo scopone scientifico). Pare che i romani non vogliano più raccontarsi così: non è epico, non è cool e soprattutto non è corretto! Si rischia di offendere qualcuno. Sebbene Sordi sia una figura mistica per i romani che pare si appresti a sostituire qualcuno nella triade capitolina, lo si omaggia ridendo con la consapevolezza che nessuno si può più “permettere” di essere così cattivo, come lui lo è stato ne Il medico della mutua o nel Marchese del Grillo. Moretti in una delle sue battute storiche dice: “Ve lo meritate Alberto Sordi!”. No, non è vero, non ce lo meritavamo. Ma lo amiamo lo stesso. Buon compleanno Albertò.

Ilaria Paoletti

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