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Roma, 29 nov – Pian piano si sta facendo un nome, perché sa cavalcare alla grande l’onda «anti-odio» della sinistra, vera arma di distrazione di massa per distogliere lo sguardo dalle malefatte del governo giallofucsia, dall’Ilva alla sottoscrizione del Mes. Stiamo parlando di Cibo, al secolo Pier Paolo Spinazzè, lo street artist antifascista che, insieme alle sardine, è diventato il nuovo idolo della sinistra globalista. In un servizio di Rainews, ad esempio, è stato glorificato così: «A Verona, il giovane artista e writer Pier Paolo Spinazzè, conosciuto come Cibo, da una quindicina di anni ripulisce i muri della città e della provincia da svastiche, croci celtiche e messaggi di odio».

Il writer che tanto piace a sinistra

Come ha spiegato lo stesso Spinazzè in un’intervista ad Artribune, «non faccio politica ma un’azione semplice, di decoro anche perché amo il mio Paese e penso che le città siano dei grandi musei e per questo voglio che siano belle. Ho ricevuto, anche, molte minacce ma non mi fermano, anzi mi stanno motivando sempre di più, perché l’odio e la paura vanno combattuti con la cultura». Normale che uno come Paolo Berizzi ne abbia fatto un monumento sulle colonne di Repubblica, definendolo «il writer che combatte il fascismo con i colori», e che Corrado Formigli lo abbia invitato a parlare a Piazzapulita sulla «Verona nazista».

Quel vittimismo che fa chic e non impegna

Le intimidazioni che Cibo sostiene di aver ricevuto per la sua lotta contro l’«odio» e il «nazifascismo», inoltre, vanno ad aggiungere un ulteriore tassello alla sua figura da eroe antifascista: il vittimismo. Se gli dessero la scorta, potrebbe persino entrare nell’Olimpo dei social justice warriors. Eppure, c’è qualcosa che non torna in questo storytelling che commuove Berizzi e tutte le educande del buonismo radical chic. Già tempo addietro vi raccontammo ad esempio come il prode Cibo avesse oltraggiato la memoria di Sergio Ramelli, il giovane militante del Msi assassinato a colpi di chiave inglese da un commando antifascista.

Elogio del bullismo

Ma non è tutto. In un’inchiesta pubblicata oggi sulla Verità, Francesco Borgonovo ha scoperchiato il proverbiale vaso di Pandora: il writer anti-odio è in realtà un odiatore nato. Scorrendo la bacheca del suo profilo Facebook, infatti, se ne trovano di tutti i colori (e non per cancellare le svastiche, stavolta). Eccone qualche esempio. Tre anni fa, quando il tema del bullismo non scaldava ancora il cuore della global class, il buon Cibo irrideva così Tiziana Cantone, la ragazza napoletana che si tolse la vita a seguito di un revenge porn: «Ma la finiamo con sta storia della violenza su internet? Se sei un perdente e ti suicidi sono forse cazzi miei? Se invii video porno ad amiche di merda, è un problema mio? Se non sei capace di reagire e ti deprimi, devo forse farmi carico io della tua inadeguatezza alla vita? Smettiamola giornalisti. Smettiamola. Ci sono notizie più importanti». E ancora: «I bulli esercitano il loro diritto alla parola, la suicida esercita il suo diritto alla morte».

La metafisica di piazzale Loreto

Sul bullismo, in effetti, Spinazzè sostiene posizioni non proprio in linea con il politicamente corretto: «I bulli sono un retaggio di una cultura che ama i vincitori a prescindere dalla loro ragione o torto. Più selezione naturale! Non sai reagire, peccato. Sono i pusillanimi a rubare risorse a chi sa sgomitare. Bulli da branco mai, ma nemmeno pecora zoppa». Ma non c’è solo questo. Il writer «anti-odio», di riserve d’odio, sembra averne a iosa. Sentite cosa scriveva di Mario Adinolfi: «Ma una raccolta soldi per rapire Adinolfi e dargli talmente tanti schiaffi da levarsi le impronte digitali? No?». Per non parlare di Mario Giordano: «Qualcuno offre [sic!] una grappa a Mario Giordano, magari torna in qua, gli viene una voce da maschio e smette di giocare al giornalaio». E, per non farsi mancare nulla, eccolo esibirsi in uno degli sport preferiti dei «diffusori d’amore» antifascisti: piazzale Loreto. Postando una foto di Mussolini e della Petacci a testa giù, Cibo scrive euforico: «hip hip hurra!». Sotto il commento: «Ma che problemi ha la gente che festeggia il compleanno di un dittatore? Ah sì! Il problema della cultura. Per gli ignoranti hip hip hurrà».

Cibo, giù la maschera

Potremmo continuare per altre pagine intere, dagli insulti a Woody Allen alle sparate contro Israele, posizioni non proprio in fase con la cultura progressista. Ma ve le risparmiamo. Anche perché ormai il concetto è chiaro: Cibo alias Spinazzè è solo l’ennesimo eroe di cartone gonfiato ad arte da una sinistra in cerca di testimonial del suo pensiero decadente. Un fenomeno pompato che, scommettiamo, presto o tardi si sgonfierà. E allora ci rimarranno solo i muri imbrattati dai suoi scarabocchi color odio.

Valerio Benedetti

5 Commenti

  1. ..’sto cibo non si è mai guardato, realmente, obiettivamente, ponendosi davanti ad uno specchio…. altrimenti si sarebbe suicidato da un bel po’ di tempo…

  2. Cibo chi?? ah l’ennesimo pagliaccio senza ne arte ne parte leccatore del globalismo più becero.. disprezzo totale, sono l’anti popolo!

  3. Senti Suleiman Kahani (e altri come te), non ti dispiace leggere di A.Solgenitsin “Due Secoli Insieme”? Così la finiamo una volta per tutte di parlare sempre di “camerati” con o senza la Kippa! Resta obbligatorio saper leggere, capire, studiare e ricordare…

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