A più di quindici anni di distanza dalla sua istituzione come solennità civile, il Giorno del ricordo continua a essere contestato da una sinistra rancorosa e vigliacca. Non si tratta di una vera novità, ovviamente. I residuati bellici dell’estrema sinistra ne hanno fatto una battaglia fin dall’inizio: dato che i carnefici furono i loro amici titini, appoggiati dai partigiani italiani, delle foibe non si doveva parlare. Visto che però, dopo decenni di silenzi, la memoria di quella pulizia etnica anti-italiana e dell’esodo giuliano-dalmata è stata istituzionalizzata, ecco che le tesi «negazioniste» sono diventate insostenibili. Ed ecco perché questi fenomeni sono passati dal «negazionismo» al «giustificazionismo»: sì, le foibe ci sono state – dicono lorsignori – ma furono una legittima risposta alle violenze fasciste. Tesi ridicola, abbondantemente smentita dagli storici.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2021

E così, nel 2021, ci ritroviamo Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, che parla del Giorno del ricordo come di una «falsificazione storica». Prendendosi – giustamente – gli insulti di mezza Italia, incluse le proteste di Nino Benvenuti, ex pugile istriano che, da bambino, il dramma delle foibe l’ha vissuto sulla sua pelle. Stesso discorso per Ascanio Celestini, che se ha l’occasione per sparare qualche idiozia, non se la fa mai scappare.

Per non parlare, poi, di Alessandro Barbero, medievista riscopertosi tuttologo televisivo e gendarme della memoria antifascista. Non che le foibe non ci siano state, beninteso, ma «la falsificazione della storia da parte neofascista, di cui l’istituzione della Giornata del ricordo costituisce senza dubbio una tappa, consiste nell’alimentare l’idea che nella Seconda guerra mondiale non si combattesse uno scontro fra la civiltà e la barbarie». In pratica, per Barbero esistono verità scomode, come le foibe e i crimini partigiani, che – proprio in quanto verità scomode – non vanno raccontate. La storia, insomma, non c’entra nulla: è una questione tutta ideologica. Della peggior specie, per giunta…

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta