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Roma, 10 dic – In queste ore sta (giustamente) montando la polemica su un emendamento alla legge di Bilancio, il quale prevede lo stanziamento di 400mila euro per la celebrazione del centenario della fondazione del Partito comunista italiano. Il pomo della discordia è rappresentato dalla provenienza del denaro (pubblico) per un evento chiaramente di parte. Naturalmente la vicenda del Pci rientra a pieno diritto nella storia d’Italia, questo è indiscutibile. Ma c’è da scommettere che la parabola del Partito comunista d’Italia (PCd’I) – questa la denominazione originale – verrà trattata con la consueta partigianeria e autoreferenzialità. Un’occasione, insomma, per permettere a qualche nostalgico della falce e martello di staccare per un attimo gli occhi dal cantiere vicino casa e di rivivere il bel tempo che fu, con tanto di bandiera rossa e bignami del Capitale.

Dagli operai ai banchieri

Ma in ballo non c’è solo la questione contabile, né tantomeno quella che riguarda l’amarcord degli orfani di «Baffone». Quello che sarebbe più interessante analizzare è la mutazione antropologica della sinistra italiana. Dalla lotta di classe (proletaria) alla resa incondizionata alla finanza cosmopolita, dal massimalismo rivoluzionario alla palude riformista, i comunisti nostrani ne hanno fatta parecchia di strada. E pensare che il Pci – pardon PCd’I – era nato nel 1921 proprio contro il moderatismo della socialdemocrazia del tempo. Insomma, i compagni di allora sognavano la Rivoluzione d’Ottobre anche nelle nostre contrade. Oggi, invece, i radical chic postcomunisti si sono barricati nel Palazzo d’Inverno. E di questo, appunto, ci sarebbe da render conto.

Il tradimento dei fondatori del Pci

Il punto è che la sinistra d’oggi, aprendo il borsello per questa operazione-nostalgia, non vuole ammettere di aver tradito i padri fondatori del Pci su tutta la linea. D’altra parte, uccidendo il padre, gli antifascisti di oggi sono rimasti vittime del più classico complesso d’Edipo. Tra i capifila del Pci c’era infatti gente come Antonio Gramsci, Nicola Bombacci e Amedeo Bordiga. Bombacci, che aveva capito che «il socialismo non lo realizzerà Stalin, ma Mussolini», fu liquidato tramite fucilazione già nel 1945. Bordiga, secondo cui «l’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo», sembra essere rimasto del tutto inascoltato, visto che l’antifascismo è diventato l’ultima ridotta di una sinistra alla canna del gas. Di Gramsci, poi, che dire? La lotta di classe è stata trasformata in difesa delle oligarchie finanziarie, il suo spirito «nazionale-popolare» è stato sostituito da un cosmopolitismo esangue e antipatriottico, mentre l’egemonia culturale ha lasciato il posto alla ghettizzazione «antagonista» oppure alla mera conservazione di rendite di posizione. Insomma, cari compagni, invece di festeggiare la fondazione del Pci, vi conviene celebrare la nascita del Gruppo Bilderberg. Certo, per il centenario c’è da aspettare il 2054, ma almeno sareste più in linea con la vostra storia recente. E con i vostri tradimenti.

Valerio Benedetti

4 Commenti

  1. Non vedo contraddizione ma continuità fra Gramsci e gli attuali comunistoidi pd tutti accomunati dallo stesso statalismo peloso oggi declinato sotto forma di dittatura fiscale e di pensiero che attua un comunismo ancora più pervasivo e opprimente dello stalinismo grazie anche ai mezzi informatici di cui dispone il potere – mussolini avrebbe dovuto far fuori subito Gramsci e tutti i comunisti che continuarono a tramare nell’ombra in Italia e a Mosca e non avrebbe dovuto farsi circondare da personaggi come bombacci… se solo avesse ascoltato i consigli di preziosi ed evola forse la nostra storia avrebbe preso un altro corso