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Roma, 10 dic – “Perché no? Andiamo in piazza con le sardine anche noi e impostiamo con loro un dialogo frizzante. E’ chiaro cosa non vogliono, queste sardine, ma non cosa vogliono. E’ ora di parlare di idee, magari gli piacerà il nostro mutuo sociale, chissà“. Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, risponde così all’invito del “plenipotenziario delle sardine romane” Stephen Ogongo, che ha detto che sabato a Roma la piazza è aperta a tutti, “che sia di sinistra, di Forza Italia o di CasaPound. Ai paletti penseremo dopo“.

Accettate l’invito, quindi?

“Andiamo sì, siamo contenti dell’invito. Di certo non canteremo “Bella Ciao” né siamo a favore dello ius soli come Ogongo, anzi siamo fortemente contrari. Ma se le sardine sono davvero aperte alle idee, noi abbiamo tante proposte su temi sociali come la casa, il lavoro, i salari. Temi che magari possono interessare quello che sembra essere un contenitore vuoto. Andremo quindi e parleremo con le sardine. Noi di CasaPound abbiamo parlato con chiunque in tutti questi anni: destra, sinistra, centro”.

Dalla “direzione nazionale” delle sardine arriveranno smentite o prese di distanze dall’invito di Ogongo?

“Spero proprio di no. Se sono apartitici come sostengono di essere non dovrebbero smentire nulla. Se un movimento vuole essere così giovane, frizzante e aperto deve parlare con tutti. Noi nelle piazze ci stiamo, non stiamo più sulle schede elettorali ma in strada ci siamo. E vogliamo parlare con loro di mutuo sociale, di presenza dello Stato nell’economia, di come nazionalizzare Autostrade. Tutte cose che possono interessare un giovane di oggi”.

Le sardine si definiscono anti-sovraniste. Come si può conciliare con CasaPound?

“Se non sono l’ennesima costola della sinistra, come sembrano essere, lo vedremo alla prova dei fatti, con questo invito. In ogni caso un movimento così giovane non dovrebbe essere semplicemente anti qualcosa o qualcuno. Se sono davvero aperti, magari cambieranno idea sul sovranismo. Il succo della politica è anche saper dialogare e provare a convincere l’altro, d’altronde. Essere contro il sovranismo è un’affermazione priva di senso”.

Ma è la loro parola d’ordine…

“Allora la loro parola d’ordine è voler essere schiavi dei poteri internazionali, quindi? Intanto, proviamo a vedere se sono in grado di partorire un’idea. Poi vediamo se quell’idea si può realizzare nella sovranità nazionale o se si può realizzare nel contesto globalista. Però bisogna iniziare a parlare di idee. Facciamo un dialogo frizzante con questi giovani e vediamo se escono fuori delle idee. CasaPound ha sempre parlato di cose che vuole, a parte lo ius soli, che è una cosa che non vuole. Andiamo dalle sardine, di cui si sa soltanto cosa non vogliono, non che cosa vogliono, e vediamo che succede”.

Adolfo Spezzaferro

4 Commenti

  1. Invece io vi invito a cantare “Bella, ciao”, perché
    a) farebbe rosicare i rossi;
    b) è una canzone facilmente inquadrabile come patriottica;
    c) in questo modo la afascistizziamo.

    Comunque da Di Stefano, dopo aver detto di voler essere “fucina di idee” per il “centrodestra” (vomito), mi aspetto poco.

  2. Se casa pound non ha esitato a scendere in piazza con la lega Sion di salvinistein non vedo perché non debba scendere in piazza anche con le sardine prodiane – sono sicuro che a quei cerebrolesi tanto amati dalla Gruber e da Repubblica piacerà molto il mutuo sociale che puzza di comunismo lontano un miglio