Roma, 23 apr – “M’affaccio alla finestra, e vedo il mare: vanno le stelle e tremolano l’onde”: inizia così la poesia di Giovanni Pascoli contenuta nella raccolta Myricae e dedicata appunto a quelle acque che per quasi ottomila chilometri lambiscono le coste della terraferma italiana. Chi scrive ammette socraticamente di non sapere se nel comporre tale lirica la firma del fanciullino stesse osservando lo spazio chiuso del “suo” Adriatico oppure le spiagge tirreniche che con lo sguardo cercano le infinite rotte dell’Atlantico.

Quello vissuto dal letterato romagnolo (1855 – 1912) è un’epoca di grandi cambiamenti, anche – appunto – nella navigazione. Protagonista assoluto della prima metà del secolo scorso è senza ombra di dubbio il transatlantico, bastimento specializzato nel trasporto di passeggeri tra due sponde di uno stesso oceano, oggi completamente soppiantato dalla moderna nave da crociera. Giusto per dare un orizzonte temporale pochi giorni dopo la morte di Pascoli, avvenuta il 6 aprile, il Titanic si appresta ad intraprendere la sua unica, breve e sciagurata traversata.

Un’unica bandiera

Se già nel periodo pre-unitario Napoli e Trieste costruiscono i primi piroscafi del Mediterraneo, in questa fase di grande fermento storico l’Italia – al contrario di oggi – non vuole rimanere seconda a nessuno. Nel primo dopoguerra quindi i nostri connazionali sviluppano un pioneristico concetto di crociera, il quale verrà comunque ripreso a fine anni ‘50 dalla genovese compagnia Costa, primatista mondiale per quanto riguarda le navi adibite a tale utilizzo. Appunto per acquisire prestigio internazionale nel 1932 Navigazione Generale Italiana, Lloyd sabaudo e Cosulich si riuniscono – grazie anche allo spunto del governo – sotto un’unica bandiera, l’Italia Flotte Riunite: conosciuta all’estero anche con il nome di Italian line, in pochi anni raggiungerà l’apice della potenza.

Il Conte Biancamano

Tra le molteplici navi di questa poderosa flotta particolarmente interessante è la storia del Conte Biancamano. Prima “città galleggiante” nazionale, nonché ultimo transatlantico costruito all’estero – il cantiere è scozzese ma, in barba allo ius soli, l’anima italica – risulta essere allestita in maniera lussuosa e, per l’epoca, dotata di ogni comodità. Varato il 23 aprile 1925 compie il viaggio inaugurale 7 mesi più tardi percorrendo la tratta Genova-Napoli-New York: presterà servizio principalmente tra le due sponde dell’Atlantico, raggiungendo anche l’estremo oriente (Shanghai) e, nel contesto bellico della guerra d’Etiopia, l’Africa.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale si trova in acque panamensi. Sequestrato quindi dagli statunitensi, viene riconvertito ed armato: per completare lo sfregio gli americani lo rinominano USS Hermitage. Restituita (1947) alla madrepatria la nave è nuovamente allestita e ammodernata nelle acque adriatiche dei cantieri di Monfalcone. Tornato Conte Biancamano – il nome originario è una dedica al capostipite dei Savoia – riprende a navigare tra Genova e Buenos Aires: proprio su questa tratta trasporterà in Italia (sotto falso nome) il corpo imbalsamato di Eva Peron. La salma di Evita rimarrà temporaneamente a Milano, la stessa città che oggi ospita l’ultima testimonianza della gloriosa flotta di linea italiana.

Demolito presso La Spezia nel 1961 ponte di comando, cabine di prima classe e salone adibito alle feste sono invece “salvati” e appunto conservati presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia “Leonardo da Vinci”, nel quartiere San Vittore del capoluogo lombardo. Fratello maggiore del “Conte Verde” e “Conte Rosso” questo capolavoro di tecnica, arte ed arredamento ha degnamente rappresentato la grandezza italiana solcando le acque salate di tutto il globo. Il dominio sui mari, l’usurpazione straniera, la rinascita nel momento più buio: storia della prima città galleggiante, storia del nostro paese.

Marco Battistini

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