Roma, 23 apr – Sin dal momento della propria formazione il governo attuale guidato da Mario Draghi ha dimostrato notevoli difficoltà nell’attuare una programmazione politica efficace, frutto di un accordo tra le forze parlamentari che potesse prefigurare un fronte compatto capace di condurre l’Italia alla fine della legislatura attraverso dei risultati positivi.

Un governo allo sbando

Il percorso d’uscita dalla pandemia ancora da completare ha dato ampia dimostrazione dei limiti dell’esecutivo, impantanatosi nella proroga e nell’introduzione di misure restrittive che hanno danneggiato le libertà individuali e il nostro comparto produttivo ed economico. Inoltre, le continue liti tra partiti ed esponenti della maggioranza hanno snervato la popolazione e l’opinione pubblica nazionale, desiderosa di porre fine ad una legislatura che sin dal proprio inizio ha dato segni di incompatibilità tra la forze politiche.

Tuttavia, con l’arrivo della guerra in Ucraina la necessità di doversi giovare della stabilità istituzionale ha determinato la quasi impossibilità di assistere ad una crisi di governo, che dopo le faide quirinalizie sembrava ormai imminente. Sotterrando l’ascia di guerra per alcune settimane non si è però ottenuto alcun miglioramento dei rapporti politici nella maggioranza, anche perché l’avvicinamento alla scadenza naturale della legislatura ricaccia i partiti in comunicazioni e comportamenti da campagna elettorale.

Agonia istituzionale

Una motivazione che dovrebbe ragionevolmente spingere verso uno scioglimento delle Camere anticipato e un ritorno alle urne ad inizio autunno. In tal modo si risparmierebbero inutili mesi di agonia politica e istituzionale e si permetterebbe un consono dibattito sul territorio in vista del voto.

Resta quasi impossibile assistere a un simile scenario, con la tenuta della maggioranza che resterà, di facciata, intatta fino a fine anno. Un periodo di tempo ancora lungo che impedirà all’Italia di partorire una risposta congiunta e ragionevole alle sfide economiche e politiche del presente, trascinandola in un ulteriore baratro burocratico colmo d’incompetenza politica, che comprometterà ancor di più il nostro tessuto sociale.

Tommaso Alessandro De Filippo

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1 commento

  1. Che Draghi è allo sbando è risaputo in tutto il mondo
    https://www.europereloaded.com/the-draghi-regime-is-in-disarray/

    Ma è inutile tornare alle urne, non c’è nessuno votabile.

    La maggioranza degli italiani vuole uscire da euro ed unione europea
    https://www.newswars.com/majority-of-italians-want-to-leave-eu/

    Nessuno dei partiti attuali è realmente intenzionato a farlo quindi aumenterà solo l’astensione perché la gente è stanca di firmare assegni in bianco per essere poi presa per il culo
    https://massimosconvolto.wordpress.com/2018/03/07/vinco-anchio-no-tu-no/

    Tornare alle urne porterà solo ad una, incostituzionale stante l’indebito ex art. 48 Costituzione premio di maggioranza, dittatura della minoranza europeista ed atlantista coi piedi d’argilla forse peggio di quello che abbiamo visto da Monti in poi.

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