Milano, 5 apr – «A Tommaso Indelli vanno riconosciute le doti del coraggio e dell’eclettismo. Ha osato scrivere un libro contro il mito della Resistenza, pur essendo un accademico, organico al sistema universitario italiano, dove le riletture del fenomeno della Liberazione non sono particolarmente gradite. E lo ha fatto, con estremo rigore e dovizia di fonti, pur non essendo per statuto uno specialista della materia, ma un ricercatore di Storia medievale: a chi obiettasse che ognuno deve occuparsi del settore che gli è specifico, si potrebbe rispondere facilmente, portando esempi di professori e studiosi (non certo tacciabili di simpatie di destra) come il celebre Alessandro Barbero, medievista che spesso tratta di Novecento, o Luciano Canfora, filologo classico che ha scritto numerosi saggi sul comunismo, l’URSS, l’antifascismo. In generale, è saggio ribadire il principio che un sapere imprigionato in compartimenti stagni svilisce l’idea stessa della ricerca, che per natura è libera, non vuole vincoli e deve essere mossa unicamente dalla curiosità e dalla sete di verità, oltreché dall’impegno a svolgere quel mestiere con serietà, onestà intellettuale e competenza. Come fa appunto Indelli. Il suo bel saggio su un tema così spinoso, e perciò succoso, si può riassumere in due domande fondamentali: cosa resiste della Resistenza? E come si resiste alla Resistenza?».

Una Controstoria della Resistenza

Con queste parole, Gianluca Veneziani, nella sua postfazione a Controstoria della Resistenza. Uomini, fatti e responsabilità della Guerra Civile, per i tipi di Altaforte Edizioni,  racchiude perfettamente il senso dell’opera. Un saggio storico accurato e dettagliato, in cui si indaga su fatti troppo spesso taciuti, contraffatti e ammantati da una “vulgata” che ha l’unico scopo di incensare la Resistenza, avvallandola da qualunque responsabilità storica. La retorica resistenziale ha sempre presentato la Resistenza come un movimento “di popolo”, che riesce a coinvolgere tutti gli italiani, un passato condiviso da difendere. Ma era davvero così? Assolutamente no, la celebrazione della Liberazione è e rimarrà sempre una celebrazione di parte, che non fa altro che rinvangare vecchie ferite, oltre a mistificare la Storia di tutti gli italiani.

La realtà che si nasconde dietro la menzogna ormai raccontata per decenni fu la resa incondizionata, il tracollo del Regio Esercito, l’occupazione militare del suolo nazionale, la perdita dell’impero coloniale, dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia, le foibe, i bombardamenti terroristici alleati, le “marocchinate”, la distruzione di gran parte del patrimonio storico e artistico della nostra Nazione, il ritorno della Mafia al potere in Sicilia, oltre agli omicidi, ai furti e alle rapine e agli stupri perpetrati dagli eroici liberatori.

Oltre le convenzioni

«A coronamento di tutto ciò, infine, ci sarebbe da aggiungere anche l’entusiastica esaltazione degli Alleati, da acclamare quali novelli sacerdoti, sacrificatori della vittima designata – l’Italia! – attraverso il ricorso alle marocchinate – violenze indicibili, perpetrate dalle truppe coloniali francesi algerino-marocchine, al seguito della V Armata americana, di cui furono vittima oltre 30.000 persone – e i massacri causati dai bombardamenti terroristici che causarono più di 80.000 vittime, tra civili e militari, tra cui i 184 bambini che, nell’ottobre del 1944, si trovavano nella scuola “F. Crispi” di Gorla, un quartiere di Milano. 394 bombardamenti che – come è noto – miravano a mettere in ginocchio il popolo italiano, sobillandolo contro il Regime fascista, senza sortire alcun esito».

Perché, nel libro di Indelli, non si parla unicamente di Resistenza e partigiani, ma si cerca di fare luce anche sull’operato dei “liberatori”. Eserciti che hanno letteralmente “invaso” l’Italia, Nazione ormai vinta. Il cui controllo, in qualche modo, continua ancora oggi. Un libro che permette di liberarsi dalle convenzioni che troppo spesso sono state spacciate per verità storica fin dai banchi di scuola e relegare la Resistenza nella sua vera prospettiva.

Liliana Sommariva

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