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Roma, 30 gen – Da quando è iniziata l’emergenza sanitaria da Covid-19, la scuola è stata tra le prime realtà a risentirne. Con la prima chiusura dei plessi, il 26 febbraio 2020, molti studenti hanno vissuto una nuova esperienza che, in poco tempo, è diventata un dramma. La situazione attuale è un’enorme lacuna, che sovraccarica una nazione già dilaniata.



A gennaio, i ragazzi italiani avranno passato 9 mesi davanti agli schermi, mentre si facevano loro false promesse. Dopo coì tanto tempo di adattamento forzato, molti studenti hanno deciso di alzare la voce, per farsi ascoltare dai piani alti.

La Dad è solo un contentino

Siamo nel XXI secolo e la scuola non si può fermare. Ecco perché sfruttiamo la tecnologia per imparare. Peccato che non funzioni. Google, il colosso americano, ha aggiunto tra le sue funzioni anche applicazioni per la realtà scolastica, come Google Meet e Classroom. Ma sono davvero una manna dal cielo?

Il 14 dicembre è avvenuta una disfunzione dei servizi Google e in molte nazioni, tra cui l’Italia, è saltata la didattica a distanza. Le cause di questo crollo improvviso non sono mai state capite, anche se lo stesso Google, attraverso Twitter, ha parlato di un problema di archiviazione. La possibilità, perciò, di noi studenti di seguire le lezioni dipende da quanto è sviluppata la centrale madre. Ecco come l’istruzione viene resa dipendente da un servizio estero. Per non parlare dei dubbi sulla gestione della privacy e senza contare che l’Italia è uno dei paesi con la connessione a internet più debole all’interno dell’Unione Europea.

Socializzazione compromessa

E per quanto riguarda l’«interno» della scuola a distanza? Il problema più visibile è la mancanza di socializzazione.

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La didattica a distanza si basa sulla singolarità dell’alunno, mancando nel ruolo principale che la scuola dovrebbe avere: preparare i ragazzi al mondo esterno. Gli alunni non hanno la possibilità di esporre, confrontarsi e sviluppare le competenze di gruppo. L’insegnamento si è ridotto ad uno scambio freddo di informazioni, senza possibilità di replica.

Quale sicurezza a scuola?

La scuola è un ambiente sicuro, gli studenti sono controllati e le norme erano rispettate. Il problema erano – e sono – i trasporti. Perciò, mentre tutte le menti dei piani alti si crucciavano sugli ambienti interni, il vero contagio era fuori.

Ha senso, insomma, mettere in sicurezza aule e plessi senza aumentare le linee dei bus? Questo si domandano i ragazzi e si sentono presi in giro da un tira e molla che prosegue da settembre.

Gli studenti si ammalano. Ma non di Covid

Si possono visibilmente constatare le conseguenze che la didattica a distanza reca ai ragazzi.

I giovani diventano insofferenti, nervosi, e la loro salute mentale è messa a dura prova, poiché la loro giornata è strutturata in maniera sempre uguale. Questa condizione influenza gravemente sul rapporto con l’istituzione scolastica, che diventa quasi una nemica più che un’alleata.

La maggior parte di loro manifesta sintomi di sconforto, frustrazione e insoddisfazione. In particolare ha preso piede un senso di pesantezza. Gli studenti non sono spronati a dare il massimo, e si rassegnano ad avere il minimo. Complice di ciò la poca fiducia data a loro, che si manifesta anche in veri e proprio episodi di disinteresse e disprezzo (fanno ribrezzo episodi in cui insegnanti obbligano gli studenti a bendarsi per sostenere verifiche orali).

Gli studenti che ora studiano davanti ad uno schermo saranno coloro che ci cureranno, che costruiranno le nostre case e ci difenderanno in tribunale, perché ce ne siamo dimenticati? Gli studenti di oggi sono i futuri riparatori della nazione, che potranno difendere i nostri valori e le nostre bellezze.

I ragazzi che oggi studiano, nel futuro saranno gli stessi che si approprieranno nuovamente dei nostri punti forti. Per questo è necessario che ogni aspetto della loro educazione e formazione sia perfettamente funzionante. Eppure sembra passata in secondo piano. Così come la difesa delle imprese, il Made in Italy, tutto ciò che rende fiera la nostra nazione. Tutto dimenticato.

Cosa ha fatto il governo per la scuola?

A dicembre si è deciso di destinare 60,5 miliardi di euro all’istruzione. Una bella cifra – ed era ora, visto che eravamo tra gli ultimi per quanto riguarda i fondi all’istruzione – ma il punto non è la somma, bensì come verrà utilizzata.

Pensiamo ai famosi banchi a rotelle. Oggetti dalla natura quasi sacra che dovevano difendere dal contagio: sono stati l’emblema di una gestione fallimentare. Il bando per l’acquisto dei banchi a rotelle è stato pubblicato il 20 luglio 2020, a meno di due mesi dalla riapertura delle scuole.

Ma quanto abbiamo speso? Ben 44,6 milioni per 180mila banchi. Se la matematica non è un’opinione, fanno 247,7 euro a banco. Una cifra esorbitante, considerando che i banchi monoposto si trovano facilmente dai 60 ai 100 euro l’uno. Pareva poco elegante staccare i banchi che già si avevano, come si è fatto quasi ovunque senza riscontrare problemi.

La cosa divertente deve ancora venire. Le scuole superiori in Italia sono 8868, ciò vuol dire che spetterebbero una ventina di banchi a scuola. Nemmeno una classe. Inoltre, sempre il suddetto bando chiarisce che “l’imballaggio, il trasporto, la consegna e il montaggio dei prodotti (deve avvenire) entro il 31 agosto 2020”. Le scuole effettive che hanno visto arrivare questi oggetti sono pochissime. Oltre ad averli pagati una cifra sette volte maggiore del dovuto, non sono nemmeno mai arrivati.

E gli studenti di nuovo a casa

La presa in giro risiede nel fatto che, dopo un mese, gli studenti sono ritornati a casa, nonostante si fosse promessa una riapertura duratura e sicura. Ecco come il denaro speso per banchi, gel, mascherine è stato buttato.

A proposito di mascherine: interessante notare come quelle distribuite gratuitamente nelle scuole, prodotte da Fca, in realtà non siano nemmeno a norma. Già dalla forma (che ricorda un pannolone) e dall’odore di solvente ci si fa qualche domanda, ma portate in laboratorio ne esce un parametro di filtrazione ben lontano per essere chiamate “protettive”. Il governo ha deciso di abbandonare le centinaia di imprese che, con investimenti anche sostanziosi, avevano deciso di riconvertire la propria produzione focalizzandosi sui Dpi, a favore della (fu) Fiat. Peccato che queste numerose imprese producessero mascherine adeguate ed ora si ritrovano con lotti di materiale inutilizzato. Ed ecco perché è doveroso che gli studenti tornino a godere della scuola: un giorno potranno rimediare a tutto ciò.

Alberto Emilio Pasini

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3 Commenti

  1. I ragazzi devono essere posti nelle condizioni di poter ripetere l’ anno, stavolta non per colpa loro e senza ulteriori spese per i genitori. Motivandoli seriamente e rendendoli intelligentemente un po’ consci delle difficoltà odierne che vanno affrontate con maggiore attenzione e più tempo. Saremmo gli unici nel mondo a fare così? Bene. Bisogna cominciare ad avere qualche idea e il coraggio di sapersi distinguere…

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