Roma, 15 nov – Una nuova straordinaria scoperta tutta italiana ci giunge in questi giorni dal territorio veronese. Oltre 200 resti tra orsi, lupi e tassi, con importantissime tracce umane risalenti fino a 12 mila anni. La scoperta è il risultato della prima esplorazione nelle profondità della Grotta di Veja, nel Parco naturale della Lessinia. Sita nel nel Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, la grotta è una cavità carsica di almeno 38 milioni di anni, formatasi a causa dell’azione di acque ipogee. Una volta esplorata totalmente, la profonda grotta potrebbe raccontare all’umanità quanto avvenne prima, durante e dopo l’ultima era glaciale, ricostruendo le frequentazioni umane e animali della stessa nei millenni.

Uomini preistorici nella Lessinia

La responsabile dello scavo, Elena Ghezzo, ricercatrice dell’Università Cà Foscari di Venezia, ha raccontato questa straordinaria esplorazione archeologica. ”Ci siamo addentrati nel fondogrotta, in un’area mai indagata prima. L’area di scavo si trova nella porzione più interna alla grotta, alla fine del ramo principale, a una profondità di circa 180 metri dall’ingresso. Abbiamo verificato tracce di frequentazione umana negli ultimi 10-12 mila anni. Inoltre, in solo 2 metri cubi circa di materiale asportato, sono stati recuperati più di 200 resti fossili di orso, lupo e tasso, e alcuni reperti minori sono ancora in via di determinazione”. Per i ricercatori della Ca’ Foscari, gli studi si concentreranno adesso nelle radiodatazioni dei reperti, probabilmente risalenti a oltre 20 mila anni fa, prima dell’ultima glaciazione. Le analisi sul materiale rinvenuto nella Grotta di Veja riguarderà però anche lo studio molecolare e le analisi chimiche sui processi di accumulo e la caratterizzazione del sedimento. Il materiale fossile riportato in luce, presenta infatti uno stato di conservazione strettamente legato al contesto di fondogrotta, che ha favorito la conservazione dello smalto dentario e dei carboni, a scapito delle ossa.

La ricerca ecosostenibile nella Grotta di Veja

”Lavorare in una zona così profonda ha comportato un enorme sforzo per garantire la sicurezza e il coordinamento di tutte le persone coinvolte – prosegue la ricercatrice della Ca’ Forscari – È stata essenziale la pianificazione pre-scavo e il contributo in posto degli speleologi, mentre il gruppo di ricerca ha lavorato garantendo il minimo disturbo alla fauna ipogea e il massimo rendimento nella raccolta dati. Ad esempio, è stata realizzata una linea telefonica attiva in continuo tra interno ed esterno grotta e sono state utilizzate solo lampade a batteria per evitare di usare generatori elettrici che avrebbero disturbato la fauna e il flusso turistico all’interno del parco. Inoltre, il vaglio preliminare del materiale di scavo è stato effettuato in loco, sfruttando il torrente che scorre al di sotto del ponte di Veja”. ha concluso Elena Ghezzo.

Andrea Bonazza

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