Roma, 20 ott – Il Vicino Oriente ancora una volta torna a far riemergere le bellezze dei suoi antichi popoli. Nel nord dell’Iraq, in questi giorni, gli archeologi hanno fatto un’entusiasmante scoperta portando alla luce bellissime incisioni rupestri risalenti a circa 2.700 anni fa. Fino a qui, nonostante il grande valore storico del ritrovamento, non sembra certo essere un fatto straordinario visto l’immenso patrimonio custodito dalle sabbie dell’antica Mezzaluna Fertile. L’Iraq ospita alcune delle città più antiche del mondo, inclusa Babilonia. Il fatto davvero sorprendente, però, è che tali reperti sono stati trovati a Mosul, la città al centro di interminabili combattimenti, che i terroristi dell’Isis hanno distrutto nel 2016. Le incisioni sono state scoperte da una squadra composta da americani e iracheni al lavoro per la ricostruzione dell’antica Porta Mashki.

Guerrieri risorti dalle macerie della guerra

Se gli anni recenti hanno visto molti siti archeologici saccheggiati e danneggiati da azioni militari e terroristiche, anche gli otto rilievi marmorei sembrano rispecchiarsi nella memoria guerriera di questa terra. Le incisioni rupestri mostrano infatti scene di guerra finemente cesellate, ma con elementi di vita come viti e palme. Secondo l’Iraqi State Board of Antiquities and Heritage, i preziosi reperti risalgono al re assiro Sennacherib, che governò l’antica città di Ninive dal 705 al 681 a.C.. Come già abbiamo avuto modo di spiegare in questa rubrica, in occasione di un’altra straordinaria scoperta, il potente re era noto per le sue campagne militari, anche contro la grande Babilonia, e per la sua vasta espansione di Ninive.

Le incisioni rupestri dell’antica Porta di Mashki

Fadel Mohammed Khodr, capo del team archeologico iracheno, ritiene che queste incisioni rupestri un tempo adornassero il suo palazzo e siano state poi spostate alla Porta Mashki. Il sig. Khodr ha detto che quando le lastre di marmo sono state posizionate al cancello, sono state parzialmente sepolte. I tratti sotterranei sono stati conservati e recano le incisioni oggi visibili; tutto ciò che era in superficie è stato cancellato nel corso dei secoli. La Porta Mashki era una delle più grandi di Ninive ed era un’icona delle dimensioni e del potere della città. Il suo cancello è stato ricostruito negli anni ’70, ma è stato distrutto con un bulldozer dai militanti dello Stato Islamico nel 2016. I saccheggi e le distruzioni di diversi siti antichi che precedono l’Islam in Iraq, sono dovuti alla brutale furia iconoclasta dell’Isis. Come avvenuto in Siria, Afganistan e molti altri Paesi, gli antichi reperti, patrimonio inestimabile per la memoria dell’intera umanità, sono stati devastati in quanto simboli di “idolatria pagana”.

Ma non distrugge solo l’Isis

Ma non sono solo terroristi, vandali e contrabbandieri ad aver danneggiato i siti archeologici in Iraq… I frequenti bombardamenti di israeliani, americani e alleati, hanno compromesso non poco gli antichi tesori di queste terre. Quando il sito in questione venne utilizzato come campo militare americano, dopo che gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq nel 2003, le truppe a stelle e strisce hanno gravemente danneggiato anche le rovine di Babilonia. Un rapporto del 2009 dell’Unesco ha rilevato che le truppe americane e della Nato “hanno causato gravi danni alla città, scavando, tagliando, raschiando e livellando”. Allogeni in territori occupati, troppo spesso per i soldati americani non vi è alcuna differenza tra una catapecchia texana o millenarie rovine. Purtroppo, per chi ha una storia patria relativamente breve e fondata sull’occupazione, è difficile distinguere un sasso da un monumento che trasuda millenni di identità culturale.

Andrea Bonazza

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