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Roma, 15 mar – In Italia, per spiegarsi il ruolo che il fascismo svolse nella storia nazionale, si è fatto ricorso a due tesi parallele. C’era la tesi liberale di Benedetto Croce, che vide nel Ventennio una semplice «parentesi», un puro «accidente» nella storia altrimenti liberale dell’Unità italiana. E poi c’era la tesi della «rivelazione», sostenuta tra gli altri da Piero Gobetti, secondo cui il fascismo rivelò, appunto, il vero carattere della cultura italiana: una cultura retrograda, reazionaria, totalmente immatura per uno Stato democratico.

Un libro imprescindibile

Sebbene entrambe queste teorie siano state rifiutate dalla moderna storiografia, purtuttavia continuano a dominare nelle narrazioni partorite dalle folte legioni dei semicolti italici, incapaci di confrontarsi con il fascismo da un punto di vista seriamente scientifico. È per questo motivo che va salutata con grande favore la pubblicazione di Damnatio memoriae. Italia e fascismo: scritti storici sui tabù del nostro tempo (Eclettica, 2019; pp. 228, € 16), volume curato dal giovane ricercatore Francesco Carlesi. Carlesi, esperto di corporativismo e già distintosi per La terza via italiana, ha infatti stavolta deciso di rompere i tabù che ancora vigono nei circuiti benpensanti di un’intellighenzia sempre più a corto di fiato e di idee.

Il fascismo nella storia d’Italia

Nello specifico, Damnatio memoriae è articolato in due sezioni principali: la prima è dedicata a quegli ambiti in cui il fascismo ha fornito un contributo decisivo alla crescita dell’Italia (dalla politica sociale alla lotta alla mafia, per arrivare fino alle politiche demografiche), mentre la seconda sezione fornisce una galleria di ritratti degli uomini che parteciparono attivamente a questa grande avventura collettiva. Campeggiano qui i nomi di Nicola Bombacci, Berto Ricci, Sergio Panunzio, Giuseppe Solaro, Giuseppe Tassinari e tanti altri che si batterono per un’Italia all’avanguardia in campo sociale. Corporativismo, socializzazione delle imprese, assalto al latifondo e lotta alla grande finanza sono alcune delle parole chiave che spiegano come il fascismo, lungi dall’essere una sorta di Anti-Italia, sia invece stato una tappa fondamentale nella storia nazionale. E, in questi tempi di folle austerità e polverizzazione dei diritti sociali, Dio solo sa quanto l’Italia avrebbe bisogno di attingere – di nuovo – a quell’esperienza «maledetta».

Valerio Benedetti     

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1 commento

  1. Ma Croce conta come il due di picche, era un liberale alle vongole. Sentiamo cosa disse un liberale VERO e con i controcazzi:

    “Non si può negare che il fascismo e tutte le tendenze dittatoriali analoghe siano animate dalle migliori intenzioni e che il loro intervento per il momento abbia salvato la civiltà europea. I meriti acquisiti dal fascismo con la sua azione rimarranno in eterno nella storia”, L.Von Mises – Liberalismus – 1927

    Se non si fosse alleato con uno psicopatico megalomane, Benito sarebbe morto di vecchiaia esattamente come Franco.

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