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Roma, 30 dic – Il professor Pietro Ichino, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Milano e già senatore del Partito Democratico, ha sostenuto, in una sua recente intervista riportata dai soliti quotidiani filogovernativi, che il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 del vigente Codice civile italiano, potrebbe imporre l’obbligo vaccinale ai propri dipendenti. La disposizione normativa richiamata prevede che il datore sia chiamato ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza. Per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda.



L’obbligo vaccinale può avvenire solo per “disposizioni di legge”

Ora, sul punto, due osservazioni volte a dimostrare la totale infondatezza delle dichiarazioni di Pietro Ichino. In primo luogo, qualora il legislatore statale (quello regionale é escluso, ponendosi la disciplina vaccinale nel punto di intersezione di due materie di esclusiva competenza dello Stato, la profilassi internazionale e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. E di una di potestà concorrente, la tutela della salute, ma rientrante nella normazione di principio – si veda la sentenza n. 5/2018 Corte cost.- di spettanza statale) intenda introdurre l’obbligo del vaccino anticovid, questo deve avvenire, ex art. 32, comma 2, della Costituzione, unicamente per “disposizioni di legge”.

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Le imposizioni del datore di lavoro sono illegittime

Pertanto, imposizioni da parte del datore di lavoro o eventuali ordinanze dei presidenti delle Giunte regionali sono da considerarsi completamente illegittime. Peraltro, il riferimento costituzionale alla legge dovrebbe escludere qualunque intervento ad opera di atti normativi ad essa pariordinati quali il decreto-legge ed il decreto legislativo delegato. Infatti, solo la legge formale, e non altre fonti-atto, sarebbe idonea, in virtù della dialettica tra maggioranza ed opposizione, a verificare che il trattamento sanitario obbligatorio “non violi i limiti imposti al rispetto della persona umana“. In secondo luogo, Ichino dovrebbe spiegare come una disposizione normativa di rango primario possa fungere da criterio interpretativo di una norma contenuta in una fonte di grado superiore qual è la Costituzione repubblicana. Scriveva opportunamente il filosofo contemporaneo Ludwig Wittgenstein (1889-1951): “Su ció di cui non si sa, sarebbe meglio tacere”.

Prof. Avv. Augusto Sinagra (Universitá “La Sapienza” di Roma)

Prof. Francesca Ferrazza (Unidolomiti-Belluno)

Prof. Daniele Trabucco (Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/Centro Studi Superiore INDEF)

Dott. ssa Camilla Della Giustina (Universitá di Padova e Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/Centro Studi Superiore INDEF).

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5 Commenti

  1. Sappiamo chi è Ichino.. Un poveraccio con dei limiti enormi che solo nel PD ha trovato il suo ambiente perfetto.. Un Femminista frustrato con una cultura nulla a cui dovrebbe essere permesso di diventare donna per trovare un po di serenità..

  2. Anch’io ritengo piuttosto forzato attribuire al datore di lavoro il potere di imporre la vaccinazione ai propri dipendenti in forza dell’art. 2087 cod. civ. L’obbligo di tutela della salute dei lavoratori, che incombe sul datore di lavoro, non mi sembra poter essere trasferito in modo così invasivo su ogni singolo lavoratore, pur incombendo su di lui il dovere di collaborare con il capo dell’impresa.

  3. PROPOSTA DI REVISIONE DELLA CARTA COSTITUZIONALE

    Articolo unico
    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    La sovranità appartiene agli imprenditori.
    I lavoratori sono obbligati a prestare giuramento di inchino alla loro volontà.

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