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Roma, 30 dic – “Se verrà meno la fiducia di una forza di maggioranza, andrò in Parlamento“, parola di Giuseppe Conte in merito a una possibile crisi di governo. Nella conferenza stampa di fine anno, il premier affronta lo scenario di crisi evocato in queste settimane dopo l’aut aut di Matteo Renzi. E proprio al leader di Italia Viva rivolge un avvertimento pur senza nominarlo: “Gli ultimatum non appartengono al mio bagaglio culturale e politico”, dice Conte. Insomma, il premier aspetta il senatore di Rignano al varco – in Parlamento – e ostenta sicurezza in merito alla possibilità di una crisi.

Il premier ostenta sicurezza in merito a una crisi di governo: “Non mi cimento in questi scenari”

Dal canto suo, Renzi è stato chiaro: se il premier non lo accontenterà sul Recovey fund e soprattutto se non farà dietrofront sulla delega ai servizi, sarà crisi. Ma Conte si fa scivolare addosso la possibilità di una caduta del suo governo: “Non mi cimento in questi scenari. Se verrà meno la fiducia di una forza di maggioranza, ci sarà un passaggio parlamentare e tutti esprimeranno la propria posizione assumendosi la responsabilità. Non voglio credere che in un contesto simile si arrivi ad uno scenario del genere, sarebbe insidioso e rischioso per quel patrimonio di credibilità che tutti – io, ministri, forze di maggioranza, abbiamo costruito”.

Conte non molla sulla delega ai servizi

E per quanto riguarda la delega all’intelligence non ne vuole sapere: è una responsabilità che – ricorda – gli spetta per legge e che gli spetterebbe anche se dovesse decidere di nominare una persona di fiducia. “Chi chiede al premier di abbandonare la  delega dovrebbe lui spiegare perché: è una prerogativa del premier. Altrimenti dobbiamo cambiare la legge“, dice l’ex avvocato del popolo ora difensore della sua poltrona. E stavolta Conte non sembra chiamare in causa il Parlamento. Anzi.

L’ex avvocato del popolo scomoda pure Aldo Moro

Anche in merito alle condizioni poste da Renzi per tenere in vita il governo, Conte non appare turbato e, anzi, scomoda Aldo Moro. “Gli ultimatum non appartengono al mio bagaglio culturale e politico. Nel suo ultimo discorso ai gruppi parlamentari della Dc nel febbraio 1978, Moro disse che gli ultimatum non sono ammissibili in politica perché portano a un precipitare delle cose e a impedire di raggiungere una soluzione positiva. Io sono fuori dalla logica degli ultimatum per attitudine personale, culturale e politica. Io sono per il dialogo e confronto e trovare una sintesi superiore per il bene del Paese”.

“Non possiamo permetterci di galleggiare”

Più in generale, il premier dribbla la possibilità di una crisi e insiste sul fatto che non bisogna perdere tempo e che c’è tanto da fare. “Non possiamo permetterci di galleggiare, in questo clima di azione sospesa. Ci confronteremo sulle priorità e tutti saremo chiamati ad assumerci le rispettive responsabilità”. “Dobbiamo assolutamente affrettare le risposte che il Paese attende – prosegue -. Oggi al Senato è in approvazione la legge di bilancio, il prossimo passaggio è il Recovery Plan. Dopo la bozza tecnica, dobbiamo fare una sintesi politica urgente, va fatta nei prossimi giorni. Dopo questa sintesi politica, da riportare nel Consiglio dei ministri, dobbiamo aprirci al confronto con le parti sociali e inviare il documento al Parlamento. Altrimenti rischiamo di arrivare in ritardo”.

“Sul Recovery fund dobbiamo affrettarci”

In ogni caso sul Recovery “non ho detto che va tutto bene, se non abbiamo ancora il documento aggiornato, la struttura di governance, non va tutto bene. Dobbiamo affrettarci o rischiamo di arrivare in ritardo. Plausibilmente dovremo presentare a metà febbraio il Recovery plan, ho sollecitato il contributo delle forze di maggioranza, avremo una riunione collegiale che si possa esaurire in qualche giorno, massimo i primi giorni di gennaio. Dobbiamo correre”. Accelerazione che anticiperebbe pure una crisi, se alla fine Renzi e Conte non dovessero accordarsi e dovessero arrivare allo scontro in Parlamento.

Conte: “Mes? Deciderà il Parlamento”

E in merito al Mes sanitario, altro pallino di Renzi, che ne chiede l’attivazione da mesi, il premier fa presente che “a un tavolo di maggioranza si può discutere di tutto, fermo restando che parlando di Mes, l’ho già detto – ripete Conte -, sarà il Parlamento a dover decidere se attivarlo o meno. Quello che va chiarito è che non possiamo usare tutti i prestiti in modo aggiuntivi, se lo facessimo avremmo vari inconvenienti”. In ogni caso, precisa, “nel 2020, sul fronte dei fondi, non siamo riusciti a spendere il 60%. Quindi c’è un limite alla capacità di spesa”.

Il premier: “Escludiamo la vaccinazione obbligatoria”

Infine, la pandemia. Conte chiarisce: “Escludiamo la vaccinazione obbligatoria. Lasciamo che parta la campagna vaccinale. Vediamo il riscontro che ci sarà. Confidiamo di poter raggiungere una buona percentuale di popolazione anche su base facoltativa”, spiega il premier. E in merito al vaccino, aggiunge: “Io stesso per dare il buon esempio lo farei subito ma è giusto rispettare le priorità approvate dalle Camere”. Per quanto riguarda le restrizioni anti-coronavirus, il premier anticipa che “lo stato di emergenza lo prorogheremo sino a quando sarà necessario per mantenere i presidi di protezione civile e tutti i presidi che ci consentono di gestire l’emergenza, dando poteri ai soggetti attuatori”.

Adolfo Spezzaferro

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6 Commenti

  1. Incrociamo le dita, speriamo che il nuovo anno ci porti via il COVID e il governo, perchè si sa, l’Epifania anche il governo si porta via.

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