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Povere donne, sedotte e abbandonate dallo spirito del tempo, prime nella lista degli umiliati e offesi per lo spazio del mattino, ma già scalzate dalla vetta da altre tribù che si sentono più umiliate e più offese. E soprattutto povere femministe: avevano creduto di condurre loro le danze al gran ballo contro le discriminazioni, poi è calato dall’alto, come una mannaia, l’acronimo che le ha fatte slittare dal mondo dei dominati a quello dei dominanti, dalla sfera dei discriminati a quella dei discriminanti. Terf: «Trans-exclusionary radical feminist». Femminista radicale trans-escludente.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

È la sigletta magica che sta in capo, per esempio, all’atto di accusa contro J. K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, una scrittrice «femminista così», impregnata di spirito liberal, ma ritrovatasi di punto in bianco nella lista dei cattivi per aver detto che non esistono donne dotate di pene. E meno male che non si è avventurata in altri territori sdrucciolevoli, dicendo, che so, che le foglie sono verdi o che se entri in acqua ti bagni.

Diversità: un uomo non può (ancora) partorire

Vatti a fidare dei progressisti. Devono averlo pensato anche le donne che abbiano preso in mano uno degli ultimi numeri dell’Espresso, su cui campeggiava, sorridente, la silhouette di un uomo incinto, con la barba e il pancione. Sì, certo, il disegno non alludeva veramente a un uomo, ma a una transessuale rimasta incinta durante la transizione da donna a «uomo». Casi del genere esistono. Poiché la biologia non segue la linea editoriale dell’Espresso, se c’è il pancione c’è sempre una donna, non si scappa. Almeno per il momento, perché ad esempio qualche anno fa…

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