Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 17 nov – Furono un corpo militare d’élite formato da soldati somali alle dirette dipendenze del Governatore della Somalia. I Dubat, le cosiddette “bande armate di confine”, formati nel 1924 dal quadrumviro De Vecchi, si resero protagonisti con azioni militari nella pacificazione nei territori dei Sultanati del Nord della Somalia, contribuendo alla creazione della nazione somala così come la conosciamo ora. A loro è dedicato l’ultimo libro di Alberto Alpozzi, Dubat. Gli arditi somali all’alba dell’Impero fascista appena uscito per i tipi di Eclettica. Alpozzi, fotoreporter specializzato in zone di guerra, da anni sta facendo un incredibile lavoro di ricerca e recupero di documenti sulla storia coloniale italiana.

Un periodo tabù per la storiografia contemporanea, troppo occupata a bollare frettolosamente come “razzista” qualunque riferimento al colonialismo e ancor più frettolosa quando si tratta di studiare gli anni del Ventennio. Ma che Alpozzi è riuscito a riportare alla luce con un lavoro certosino dall’altissimo valore storico, partito con i libri Il Faro di Mussolini  e Viaggio nella Somalia italiana – La visita del Principe Umberto di Savoia nelle fotografie ritrovate di Carlo Pedrini, sempre editi da Eclettica e proseguito con eventi, convegni e conferenze e soprattutto attraverso il sito Italia Coloniale.

Un lavoro storico scrupoloso

Dubat è l’ultimo tassello in ordine di uscita dell’enorme mosaico che Alpozzi è riuscito a comporre ed estrarre da anni di censure e veti. Attraverso il recupero di testi d’epoca, telegrammi ufficiali scambiati tra il Governatore, il Ministro e le forze militari in campo, giornali e riviste d’epoca sia nazionali che delle colonie, viene ricostruita non solo la storia dei Dubat ma anche un intero pezzo di storia della Somalia ma soprattutto dell’operato italiano in Africa. Sono state analizzate le legislazioni d’epoca, i trattati, le convenzioni, le loro interpretazioni e applicazioni per contestualizzare al meglio le scelte politiche, troppo spesso decontestualizzate dalle superficiali e partigiane letture contemporanee.

Il complotto contro De Vecchi

Con in più un tocco di “mistero” con la scoperta di un complotto ai danni di De Vecchi mirante al fallimento delle operazioni militari e quindi al rimpatrio, con discredito, del Governatore. Un’altra opera fondamentale per capire un periodo storico troppo spesso appiattito sulle leggi razziali fasciste ma che in realtà fu molto più ampio e soprattutto molto più complesso e che non può essere giudicato sbrigativamente e ideologicamente con i canoni contemporanei. E che qualora lo fosse risulterebbe comunque meno “razzista” e sicuramente meno dispotico di quello di tutti i colonialismi delle altre potenze europee.

Carlomanno Adinolfi

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta