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Roma, 30 ago – La Repubblichina di Giampaolo Pansa tratta la vita e l’avventura di Teresa, giovane ragazza innamorata della sua nazione al punto tale che deciderà di iscriversi al Partito Nazionale Fascista, prima, e al Partito Fascista Repubblicano poi. La sua adesione alla Rsi le costerà quasi la vita ma lei, imperterrita, non farà venire meno la sua fede. Anche Franca Barbier era una maestra come Teresa. E come per lei, il patriottismo le costerà la vita.

Una famiglia di ribelli

L’esempio più prossimo che una persona adotta quando inizia a capire come “giri il mondo” sono i propri genitori. Tuttavia, anche i fratelli giocano il loro ruolo importante nella formazione di un giovane. Franca Barbier, nata a Saluzzo il 3 giugno 1923, aveva un fratello, Mirko, che non attese un momento, dopo la proclamazione dell’armistizio, per arruolarsi tra le fila del neonato esercito repubblicano fascista.

Decisa a seguire le orme del fratello, in fretta e furia i due raggiunsero i comandi fascisti arruolandosi. Franca Barbier entrò a far parte del Servizio Ausiliario Femminile e venne mandata in Val d’Aosta con il compito di tenere sotto controllo Cesare Olietti, capo partigiano operante tra la Francia e l’Italia del nord-ovest.

La trappola

Proprio mentre era sulle orme di Olietti, la giovane cadde nell’agguato che il partigiano e i colleghi tendevano alla soldatessa. Franca Barbier venne portata davanti al plotone d’esecuzione dal momento che si era rifiutata, poco prima, di rinnegare la sua fede fascista. In quel momento successe l’incredibile.

Posta di fronte ai fucilieri, Franca, piena di ardore e di amore per quella terra che stava difendendo a costo della vita, ordinò ai partigiani di fucilarla urlando loro contro: “Fuoco!”. Per un momento, ci fu lo sgomento, nessuno aveva mai assistito ad una tale scena di coraggio e di ardore. In quel momento, a pieni polmoni, si immolò gridando al cielo: “Viva l’Italia! Viva il Duce!”.

Un colpo di pistola alla nuca da parte dello stesso Olietti uccise sul colpo la solare ragazza piemontese. Ad appena 21 anni, Franca Barbier aveva dimostrato a Olietti, ai suoi compagni assassini e a tutto il mondo come moriva un italiano che non aveva tradito.

In onore della giovane venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Catturata dai partigiani manteneva un contegno deciso, rifiutando di entrare a far parte della banda e riaffermando la sua intransigente fedeltà all’Idea. Condannata a morte dal tribunale dei fuorilegge, le fu promessa la vita se avesse rinunziato ai principi suoi. Rimasta ferma nella sua fede e portata davanti al plotone di esecuzione, ebbe la forza di gridare: Viva l’Italia! Viva il Duce!, ordinando il fuoco. Fu uccisa dal capo con un colpo alla nuca. Fulgido esempio di volontaria, la sua morte è fonte di luce”.

Tommaso Lunardi

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