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Roma, 11 lug – Molto spesso le vittime della Prima guerra mondiale vengono dimenticati per motivi vari. Il primo di questi è, inesorabilmente parlando, il politicamente corretto che nasconde dalle pagine dei libri di storia moltissimi personaggi. Altri, invece, vengono dimenticati per la loro esistenza “anonima” nel mondo dei combattimenti. Fulvio Riccieri fece una lunga preparazione prima di diventare uno dei più valorosi e compianti soldati del suo reggimento.

Una rapida ascesa tra i ranghi

La carriera militare di Fulvio Riccieri fu rapida e quasi improvvisa. Nato a Perugia il 21 aprile 1862, frequentò nella Regia Accademia di Modena uscendone con il grado di sottotenente. Nel giro di una decina d’anni, all’inizio del nuovo secolo, venne promosso prima al grado di capitano e, dopo appena 5 anni, al grado di maggiore alla fine degli anni ’10 del 1900.

La preparazione e il coraggio che erano assopiti in lui, non avendo avuto ancora modo di metterli in risalto, gli valsero la nomina a tenente colonnello per il 1913 e l’imminente assegnazione di un proprio battaglione. L’Italia, infatti, si stava preparando a quella che sarebbe stata la Grane Guerra.

Il sacrificio in guerra

Fulvio Riccieri venne posto a capo del II Battaglione del 15° Reggimento fanteria della Brigata Savoia all’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915. Due mesi esatti dopo fu nominato comandante del 3° Reggimento Fanteria con il quale combatté fino all’estate del 1916. Nell’agosto di quell’anno, infatti, venne trasferito alla Brigata Puglia e posto al suo comando.

Il comando, l’avventura bellica di Riccieri, però, si conclusero il 22 giugno 1917. Il 4 giugno precedente, infatti, era stato vittima di un gravissimo attacco austriaco che lo aveva brutalmente ferito sul Monte Ermada. Il suo sacrificio gli valse la medaglia d’argento al valor militare sulla quale è possibile leggere: “Durante una sorpresa fatta dal nemico con forze preponderanti, benché ferito, incurante di se, con ammirabile esempio di sangue freddo e di energia incitava le proprie truppe alla resistenza, finché, nobile vittima del dovere, cadeva morto sul campo.

Tommaso Lunardi