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Roma, 22 dic – L’uomo è stato da sempre affascinato dal volo. Il futurismo ha aggiunto poi, a questa passione, anche quella per la velocità e per la potenza. Il connubio che ne è uscito si è perfettamente incarnato nell’uomo italiano degli anni ’20 e ’30 sempre propenso alla continua ricerca del primato nazionale e mondiale. Giuseppe Damonte divenne quel primato.

Il motorista

Nato a Torre Pellice, in provincia di Cuneo, il 21 dicembre 1899, Giuseppe Damonte iniziò la propria carriera di aviatore nell’allora Fiat Aviazione. La fabbrica, oggi nota come Avio, era interessata nella costruzione di velivoli per l’imminente conflitto bellico che avrebbe interessato anche l’Italia. Il lavoro di Damonte riguardava la costruzione e la manutenzione motore del velivolo e sarà proprio da questa sua mansione che l’operaio si appassionerà sempre più al mondo dell’aviazione. Una volta terminata la guerra, infatti, venne contattato da D’Annunzio in persona. Il motivo era qualcosa di incredibilmente meraviglioso.

In quegli anni, come già detto, si cercava di diventare gli uni del proprio Paese. Il compito di questi uomini d’azione era quello di rendere orgoglioso ogni singolo cittadino. Giuseppe Damonte venne incaricato dal Vate di seguire l’Ansaldo SVA 9 di Ferruccio Marzari nel cosiddetto “Raid Roma-Tokyo”. L’idea, partorita da D’Annunzio con l’Ardito italo-giapponese Harukichi Shimoi, fu realizzata tra il 14 febbraio 1920 ed il 31 maggio 1920 quando, dopo ben 112 ore di viaggio, quasi tutti i velivoli giunsero a destinazione. Damonte, in particolare, lavorò alla realizzazione di un velivolo dalle carcasse di altri due mezzi in seguito ad una collisione accidentale sul Tauro.

Il genio della Schneider

Dopo essere ritornato in Italia, lavorò ancora nel mondo dell’aeronautica. Il suo ruolo era quello legato allo sviluppo di un nuovo motore che permettesse ai Savoia-Marchetti di vincere la Coppa Schneider, la massima competizione aeronautica dell’epoca. Nacque così il S.64 bis destinato ad essere montato anche nella famosa Crociera Aerea Transatlantica Italia – Brasile.

La storia di Giuseppe Damonte si concluse tragicamente il 19 marzo 1931 quando il velivolo sul quale stava viaggiando precipitò in seguito ad un’avaria mai del tutto chiarita. In suo onore gli venne commemorata la medaglia d’oro al valor aeronautico sulla quale si può ancora leggere: “Ha partecipato alla Crociera Aerea Transatlantica in qualità di motorista”.

Tommaso Lunardi

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