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Roma, 4 lug – La storia d’Italia l’hanno fatta anche le donne. Elemento spesso non abbastanza valorizzato da tutte coloro che si prodigano a difesa del cosiddetto “sesso debole”. Se si avesse mai la possibilità di raccontare loro la storia di grandi personaggi come è stata Maria Garzena, capirebbero, forse, che di debole, in loro, non c’era assolutamente nulla.

Giovanissima con la guerra negli occhi

“Femmina come la guerra”: una frase incisiva, molto particolare che cade su questo anniversario di ricordo di una grande donna come è stata Maria Garzena. La giovane, infatti, vide la guerra fin dalla prima gioventù lei che era nata a Torino il 28 luglio 1908. Forse era troppo piccola per ricordare il primo conflitto mondiale, ma il Biennio Rosso e tutto l’orrore che ne seguì sono immagini stampate nei suoi occhi.

E’ per questo motivo, probabilmente, che seguì le orme del fascismo sansepolcrista, prima, e di quello nazionale in seguito quando Mussolini passò da abile Cicerone delle folle a Duce della nazione italiana vessata dalla crisi.

Il disastro dell’8 settembre

La vita di Maria Garzena subì un tracollo dopo l’armistizio di Cassibile. Proprio come la protagonista dell’opera di Giampaolo Pansa, La Repubblichina, anche la Garzena si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano aderendo, di conseguenza, alla Repubblica Sociale Italiana. Una scelta coraggiosa in un territorio, come quello piemontese, controllato da gruppi partigiani pronti a nascondersi tra i monti nell’attesa del prossimo attacco.

Proprio un gruppo di partigiani sarà la causa della rovina della famiglia. I ribelli, infatti, entrarono nella proprietà di Maria e della sua famiglia per depredarla dei suoi ricchi averi. La giovane, tuttavia, oppose resistenza ai nemici, da sola contro molti ex soldati bene armati. Riuscì a resistere a colpi di bombe a mano ma un partigiano, più scaltro degli altri, si avvicinò alla giovane e la sgozzò.

Era il 4 luglio 1944 e Maria Garzena moriva a soli 36 anni. Fu lo stesso Benito Mussolini che volle onorare quella valorosa donna iscritta al Servizio Ausiliario Femminile con la medaglia d’oro al valor militare: “Donna di elevatissimi sentimenti di amor patrio rendeva volontariamente e con evidente rischio personale preziosi servizi per la lotta contro i fuori legge in ambiente ostile. Invitata a cambiare sede rifiutava, chiedendo solo armi per potersi difendere. Minacciata più volte di morte non desisteva dall’atteggiamento di totale dedizione alla causa. Assalita proditoriamente nella sua abitazione, si difendeva virilmente a colpi di bombe a mano finché cadeva trafitta alla gola dalla pugnalata di un bandito. Fulgido esempio di antiche virtù, di eletto sentire e di sprezzo della vita per la rinascita della Patria.

Tommaso Lunardi

7 Commenti

  1. Signor Guerri, solo due paroline. dal suo parlare a proposito di D`Annunzio, deduco che lei é un voltabandiera e mi fa pena. Tutto
    pantano

  2. Onore a Te Sorella e Camerata della Prima Ora, e dell’Ultima. Questa Patria di inutili monumenti imbiancati impallidisce ancor più difronte al Tuo Sacrificio. A Noi !