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Roma, 4 lug – Recandosi allo stadio di Varese, il comunale intitolato a Franco Ossola, si può notare una caratteristica particolare. Stiamo parlando della pista per il ciclismo, seppur in disuso, che di fatto rende lo stadio anche velodromo, intitolato a Luigi Ganna: il primo vincitore del Giro d’Italia.

Un predestinato

Nato a Induno Olona (Varese) il primo giorno di dicembre del 1883, Luigi Ganna – detto prima “El Luisin” e poi “El Luison” per la sua corporatura imponente – era figlio di braccianti. Si narra che ogni giorno percorresse un centinaio di chilometri in bicicletta dal proprio paese a Milano, e ritorno, per lavorare come manovale.

Lavoro che lasciò presto nel 1905, a 22 anni, poiché i risultati tra i dilettanti nel mondo del ciclismo furono subito eccellenti. Anno che vide la prima edizione in assoluto del Giro di Lombardia, nel quale Ganna si distinse con merito giungendo terzo alle spalle di Giovanni Gerbi e Giovanni Rossignoli. Il premio gara fu di 18 lire, un ottimo corrispettivo per quell’epoca. La competizione gli diede soddisfazioni negli anni a venire, dacché fu piazzato in 5 occasioni: terzo nel 1905, 1906 e 1907 e secondo nel 1908 e 1910, pur mancando del guizzo vincente.

Tornando all’anno 1905, dopo l’ottima prestazione al Lombardia, Edoardo Bianchi – fondatore e direttore dell’omonima squadra – offrì a Ganna il posto in squadra per 200 lire mensili, che di fatto andavano a costituire una proposta irrinunciabile per il varesotto. In squadra con lui nientemeno che Carlo Galetti (vincitore del giro nel 1910, 1911 e 1912) ed Eberardo Pavesi (vincitore anch’egli nel 1912, poiché quell’anno il Giro si disputò a squadre, occasione unica nella storia), che costituivano i così conosciuti “Tre moschettieri”. Se nel 1912, consideriamo anche nella squadra vincitrice Giovanni Micheletto, il soprannome si estende a “I quattro moschettieri”.

In quegli anni già si svolgeva il Tour de France, concluso per Ganna con un ritiro nel 1907 e con un quinto posto nell’anno a seguire. Il 1907 fu l’anno della vittoria alla Milano-Torino-Milano, mentre nel 1908 ci fu un secondo posto alla Milano-Sanremo, oltre al già citato secondo posto al Lombardia. Il 26 maggio di quell’anno arrivò la prima affermazione importante: al velodromo di Milano stabilì un importante risultato nel record (nazionae) dell’ora con 40,405 chilometri percorsi, un primato in Italia che durò per ben 6 anni. Il 1909 passò all’Atala, presentandosi con il trionfo alla Milano-Sanremo. Nel 1946, tornando su questo successo, dichiarerà: “Credetemi, da Milano a Sanremo, in 9 ore e 32, a quell’epoca e con quelle strade, significava non aver dormito sul percorso”.

Luigi Ganna vince il primo Giro d’Italia

La Gazzetta dello Sport nel frattempo riuscì nell’organizzazione del primo Giro d’Italia, con 8 tappe lunghe e massacranti ed un montepremi attorno alle 25mila lire. Luigi Ganna lo vinse su Galetti: dei 127 corridori partenti solo 49 lo conclusero. Una piccola nota: quel Giro fu disputato a punti, ossia in base alle posizioni di ogni tappa. Fosse stato applicato l’attuale sistema a tempi, il Giro sarebbe finito nelle mani di Rossignoli, con Ganna solamente terzo. Famosa fu la dichiarazione a caldo del ragazzo di Induno Olona tagliato il traguardo dell’ultima tappa, nella quale gli fu chiesta la prima impressione: “L’impressione più viva l’é che me brüsa tant ‘l cü!”. Questo perché nel corso dell’ultima tappa forò, perdendo diverso tempo dai rivali. Si lanciò in una rincorsa forsennata, conclusa raggiungendo il resto del gruppo anche grazie ad un passaggio a livello che bloccò i rivali. Il trionfo nella prima storica edizione gli valse il soprannome “il re del fango”, per la sua capacità di resistere alle avversità climatiche.

Grazie ai successi e, di conseguenza, ai premi, cambiò radicalmente la sua vita. Il ragazzone coi baffi si sposò ed acquistò una casa nuova con tanto di officina privata per iniziare a produrre e mettere a punto le sue bici. I due anni successivi furono occasione per arricchire il palmarés con successi minori e piazzamenti. Nel 1912, come già detto, la sua squadra, Atala, vinse il Giro d’Italia, tuttavia Ganna non viene considerato come vincitore, essendosi ritirato nel corso della quinta tappa. Arrivò comunque un successo alla Gran Fondo – La Seicento, competizione di un giorno lunga oltre 600 chilometri, grazie ad una bici da lui costruita. Questo successo diede il via alla produzione in proprio di bici in piccola serie, dunque facendolo emergere anche in veste imprenditoriale. Addirittura Carlo Oriani vinse il Giro di Lombardia del 1912 proprio correndo con una bici di Ganna. Gli ultimi due anni di professionismo si chiusero senza sussulti, con una caduta rovinosa nel 1914 al Giro, che lo portarono al ritiro dall’attività agonistica nel 1915 a 32 anni.

Fondò dunque la sua squadra portante il proprio nome, che nel 1951 portò al successo Fiorenzi Magni. Morì a Varese il 2 ottobre 1957 tra i propri affetti e quelli di tutto il mondo sportivo, col ruolo di pioniere del ciclismo più bello e nostalgico.

Manuel Radaelli