Roma, 2 set – Il 2 settembre del 1973 moriva nella cittadina costiera dell’Inghilterra meridionale di Bournemouth John Ronald Reuel Tolkien. Non è difficile immaginarlo sereno di fronte alla morte, se come scriveva questa è «il dono di Ilùvatar» per gli uomini, ovvero un destino di trascendenza che il dio della Terra di Mezzo riservò alla razza degli uomini. Mentre elfi, nani e le altre razze, rimanevano legati ad Arda, in oltretomba e cicli di rinascite forse più “pagani”.

Tolkien e la sua opera

Tolkien è stato una sorta di mitografo d’autore, capace di dare vita ad una delle saghe più lette e apprezzate al mondo. Il Signore degli Anelli è diventato quasi un fenomeno di costume, che ha affascinato e fatto sognare migliaia di lettori. Una popolarità che è ancora più sorprendente perché quella di Tolkien è un’opera ricca di richiami simbolici e mitici spesso alti.

Forse la chiave del suo successo nel far rivivere una nuova epica in un tempo di disincanto sta proprio nei suoi Hobbit, nel rimpicciolire questi richiami a tradizioni profonde per metterli a disposizione anche al lettore moderno. Così tutti riescono ad identificarsi nella quotidianità sonnolenta della Contea, nelle incertezze di quegli Hobbit un po’ troppo borghesi che pensano alla colazione di mezzodì, ma che nonostante questo partano per l’avventura e tornano guerrieri. Una sorta di viaggio iniziatico che si conclude con un ritorno a casa che è in realtà un ritorno a sé stessi. Una riscoperta di quelle «radici profonde che non gelano» che porta ad una rigenerazione del mito, con il ramingo Aragorn che restaura il principio regale nella terre gaste di una Terra di Mezza ormai in rovina.

«Il male non è in grado di creare nulla di nuovo», la serie tv targata Amazon Prime

Chissà se proprio la popolarità ed il successo di pubblico di Tolkien non siano in realtà un’arma a doppio taglio. Proprio in questo 49esimo anniversario della sua morte, faranno il loro debutto i primi due episodi della serie ambientata nell’universo tolkieniano Gli Anelli del Potere. La serie targata Amazon Prime ha fatto discutere fin dai primi trailer. In tantissimi avevano ripreso una citazione di Tolkien per criticarne la deriva politicamente corretta e woke: «Il male non è in grado di creare nulla di nuovo, può solo distorcere e distruggere ciò che è stato inventato o fatto dalle forze del bene». Il rischio è quindi quello di un prodotto senz’anima, fatto solamente per speculare sul successo de Il Signore degli Anelli (le prime recensioni confermerebbe questo timore, con personaggi piatti ed una sceneggiatura al limite del ridicolo).

Dell’opera tolkieniana rimarrebbe solo l’involucro, tanto che la serie è un prodotto originale e devierà decisamente dagli scritti di Tolkien anche per ragioni di diritti. Come hanno affermato gli showrunner, Patrick McKay e JD Payne: «Abbiamo i diritti esclusivamente su La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re, le appendici e Lo Hobbit, questo è tutto. Non abbiamo i diritti su Il Silmarillion, Racconti incompiuti, La storia della Terra di Mezzo, o uno degli altri libri». Gli Amazon Studios hanno investito tantissimo sul progetto – c’è chi parla di un miliardo di dollari – perciò l’andamento della serie potrebbe influire moltissimo sul futuro dell’azienda e c’è già chi spera nel suo fallimento.

Michele Iozzino

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3 Commenti

  1. Giudizio precoce. Aspettare almeno a vedere i primi due episodi . Avendo visto il primo non mi sembra così catastrofico come lo avete descritto voi

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