Firenze, 22 gen – Disprezzata, idealizzata e contesa. Sparta è un’eccezione e un metro di misura, un’esperienza e un marchio, un faro e un tabù. Austera e libera, ha saputo affascinare i pensatori, i guerrieri e i rivoluzionari di ogni tempo. Patria senza mura e senza mercanti, Lacedemone ha tracciato un solco profondo, capace di oltrepassare i secoli e giungere a noi con la potenza verticale del mito.

L’esempio di Sparta: il saggio di Passaggio al Bosco

Il saggio appena pubblicato da Passaggio al Bosco – vergato a più mani ed arricchito da decine di immagini e citazioni – racchiude una ricognizione storica, filosofica e spirituale della città laconica: dalla totalità organica del suo ordinamento alla ferrea educazione dell’Agoghé; dall’essenziale frugalità del suo stile di vita alla centralità comunitaria delle sue istituzioni; dalla celebre potenza della sua falange alla formidabile tempra dei suoi soldati. L’esempio di Sparta offre una panoramica identitaria su una delle più celebri manifestazioni dell’antichità europea, concentrandosi sugli elementi che la rendono – ancora oggi – un riferimento ideale e valoriale per tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al deserto claustrofobico dell’eterno presente.

sparta, passaggio bosco

Il primo contributo è di Marco Scatarzi, che analizza la parabola storica di Lacedemone, riassumendone gli aspetti centrali, capaci di proiettarne l’immagine nei secoli a venire. Seguono gli scritti di Pino Rauti – con la riproposizione di un celebre brano de Le idee che mossero il mondo; di Maurizio Rossi, che indaga la riproposizione del mito spartano nella Germania nazionalsocialista; di Rutilio Sermonti e Nello Gatta, con l’analisi proposta nell’ambito di una conferenza organizzata dalla Comunità militante Raido; della Comunità sportiva Nemeton, che affronta l’approccio di Sparta allo sport e al coraggio. Infine, un bellissimo articolo di Adriano Scianca – già presente sulle colonne del Primato Nazionale – che rievoca il sacrificio dei trecento delle Termopili.

Rinsaldare una chiara e centrata “cultura delle origini”

Ma non è tutto: il saggio raccoglie decine di approfondimenti – da Plutarco a Mauriche Bardèche – che contribuiscono a fornire un’effettiva immagine della Civiltà spartana. Un contributo alla Formazione di sé, ma anche una risposta netta e coerente alla miserabile operazione storiografica che accompagna il livellamento iconoclasta della “cancel culture”, tesa a sradicare, edulcorare e depotenziare tutto ciò che contiene la scintilla di una vitalità ancestrale. Dinanzi a queste deformazioni, allora, si rende necessario rinsaldare una chiara e centrata “cultura delle origini”. Sparta, in tal senso, merita di essere analizzata, studiata e riscoperta: non per produrre una grottesca emulazione social, ma per tornare in contatto con il più autentico retaggio dei nostri antenati.

 

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