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Roma, 26 apr – A itinerario insolito libro insolito. Se infatti Evola ha avvertito l’esigenza di scrivere Il cammino del cinabro è perché, molto probabilmente, si è reso conto della necessità di ricostruire, in una maniera il più possibile organica, un percorso, qual è stato il suo, tanto accidentato e tortuoso, passato per fasi diverse e costellato da interessi tra loro assai variegati e apparentemente lontani. Da qui è venuta fuori un’autobiografia intellettuale che, al netto della credibilità o meno di ogni autorappresentazione, è affascinante sia per quel che dice, nello sforzo di tenere assieme una materia così ‘aggrovigliata’ e incandescente, sia per i suoi ‘non detti’, che pure sono percepibili tra le righe.

Le tre soluzioni di Julius Evola

le tre soluzioni di julius evola libroSembra, poi, altrettanto evidente come, a un percorso così complesso e stratificato, corrispondano tentativi d’interpretazione altrettanto diversificati. Ragion per cui, al di là del compito davvero improbo di riuscire nell’impresa di una ricostruzione unitaria (non univoca, sia chiaro) dell’opera evoliana, si moltiplicano anche i lavori tesi a esplorare le varie ‘dimensioni’ del tragitto di Evola. Così, a testi d’indagine storica e teoretica usciti negli ultimi anni, si va ora ad affiancare un libro altrettanto importante di Sandro Consolato, intitolato Le tre soluzioni di Julius Evola e uscito quest’anno per i tipi della casa editrice genovese Arŷa, che rimanda invece, per riprendere la felice formula dell’autore, innanzitutto al lato dell’esistenzialismo esoterico presente in Evola, tra l’altro formula di cui si rivendica giustamente la centralità, di contro a ogni sorta di ‘riduzionismo’, in primis quello storico-politico che tanto successo ha avuto per decenni nel mondo della destra ‘neofascista’. Non solo, perché il lavoro di Consolato soddisfa i due fondamentali criteri che donano senso alla lettura: ampliare le nostre conoscenze e problematizzare interpretazioni date oramai per acquisite ma in realtà frutto di pigrizia intellettuale se non di puro e semplice dogmatismo.

Scendendo adesso nel dettaglio, il testo di Consolato è diviso in tre sezioni, rispettivamente intitolate “Questiones evolianae”, “Scrivere su Evola” e “Minima evoliana”, ed è lodevolmente dedicato a Piero Di Vona, uno dei più importanti interpreti di Evola, che meriterebbe, per la profondità dei suoi studi, un’attenzione ben diversa da parte di un ambiente che, invece di riconoscerne gli indiscutibili meriti, lo ha sin troppo spesso ignorato.

La prima parte del libro s’impernia sullo scritto che dà il titolo al volume ed è costruito in maniera tale da seguire il divenire delle ‘tre soluzioni’ lungo buona parte dell’opera evoliana. Infatti Consolato ha rintracciato, in tre testi tutti ugualmente connessi al cruciale rapporto col mondo moderno, vale a dire Imperialismo pagano, Rivolta contro il mondo moderno e Cavalcare la tigre, la persistenza di “uno schema ternario di soluzioni, di possibilità, di realtà ed atteggiamenti esistenziali relativi a questa problematica” (p. 9), appunto quella riguardante il modo di porsi nei confronti della modernità.

Le tre opzioni del ’28 (appunto l’anno di pubblicazione di Imperialismo pagano) sono la prima incentrata sul distacco, su un atteggiamento individualistico, “confacentesi più a una sorta di ribellismo ascetico che ad un impegno rivoluzionario” (p. 10), la seconda, invece, più di tono nichilistico, tesa “ad un attivismo” spinto “paradossalmente a forzare i tempi della décadence” (p. 10). Un approccio, per sintetizzare, votato all’accelerazione dei processi di dissoluzione, così da espandere il nichilismo per giungere però ad esiti non-nichilistici (in breve, riprendendo la lezione nietzscheana, per far emergere il volto non-nichilistico del nichilismo). Si tratta di un’opzione probabilmente non soltanto individuale, anche se l’eventuale noi che dovrebbe farsi carico dell’attivazione della dinamica ‘accelerativa’ non viene chiaramente specificato. La terza soluzione prevede invece la presenza di “un soggetto collettivo, ancorché assolutamente guidato da una élite consapevole ed assume i caratteri di un’azione politica” (p. 11), con l’evidente richiamo al fascismo come unica forza davvero capace di farsi carico di questo processo.

Le tre soluzioni che si affacciano nelle varie edizioni di Rivolta invece di essere un mero ‘calco’ delle tre opzioni di Imperialismo mostrano significative divergenze. Ad esempio, nelle edizioni del ’51 e del ’69 di Rivolta, scompare, in relazione alla terza opzione, ogni riferimento alla dimensione collettiva, sostituita da un approccio di “natura meramente individuale” (p. 27). Con tutta evidenza, l’epocale sconfitta del fascismo ha indotto Evola ad abbandonare ogni velleità puramente attivistico-politica, per sostituirla con uno sforzo di “attuazione interiore, con possibile estensione al mondo esteriore” (p. 27) di ciò che lui stesso ha chiamato Via della mano sinistra.

Ancora diverso lo scenario prospettato in Cavalcare la tigre, a testimonianza del fatto che Evola, invece di rimanere attaccato, per sterile coerenza o inconcludente nostalgia, alle soluzioni del passato, le calibrava attentamente sui tempi nuovi, pur ovviamente calandole all’interno di un orizzonte dottrinario solidamente ancorato al ‘mondo della Tradizione’. In effetti, per Consolato, in Cavalcare da un lato viene rispettato l’andamento ternario, dall’altro però l’opera si rivolge a una “quadripartizione di tipi cui corrispondono altrettanti compiti ed atteggiamenti esistenziali” (pp. 29-30). Abbiamo la “piccola schiera”, come la definisce Evola, che continua “a battersi anche su posizioni perdute”, riconducibile al tipo del ‘militante politico’ che però in realtà, come giustamente nota Consolato, ha finito per rappresentare la maggioranza di coloro che “sono stati attratti” e “suggestionati dalle idee evoliane” (p. 30). C’è poi la seconda possibile soluzione, che è quella, con le parole di Evola, dell’“isolarsi completamente”, tentazione, avverte Consolato, che in effetti ha attraversato tutta la vita del pensatore romano (p. 32). Il “collaudato schema triadico” (p. 33) è mantenuto grazie alla terza posizione emergente in Cavalcare e che riguarda coloro che in campo intellettuale continuano a svolgere una azione di presenza, per dirla con Evola, compito, di cui “si fece carico” (p. 34) lo stesso pensatore romano. Infine, c’è la soluzione probabilmente più famosa, quella “rigorosamente individuale” (p. 36) dell’uomo differenziato che porta a compimento ‘in solitaria’ la via già proposta dell’assunzione e dell’accelerazione del “ritmo della dissoluzione” (p. 36), cavalcandolo senza farsi disarcionare. Posizioni, tutte quelle qui sommariamente riassunte passando per testi e periodi molto lontani tra loro, che, come nota giustamente Consolato, furono vissute “in prima persona” (p. 51) dallo stesso Evola nel corso della sua esistenza.

Nella seconda parte del testo spiccano invece gli scritti dedicati a Di Vona e, arricchito da nuove notazioni, al volume di Gianfranco de Turris, Un filosofo in guerra. Chiude il libro una sezione dove, accanto allo scritto “Attrazioni evoliane”, costruito su una serie di insospettabili simpatie suscitate da Evola in personaggi assai noti, si segnala in particolare lo scritto “Vanishing point: un film ‘evoliano’?”, che attraverso l’analisi di un film americano risalente al 1971, ripropone, con persuasività d’accenti e originalità di vedute, il tema del cosiddetto anarchico di Destra, un’altra delle ‘vie’ esistenziali delineata da Evola nella sua opera.

Giovanni Damiano

1 commento

  1. E’ strano che chi sembrerebbe seguire il pensiero di Ezra Puond, dia risalto ad un massone esoterico.E’ noto che sia Pound che Mussolini erano contro la massoneria, gruppo di potere che complotta per assoggettare i popoli ed è contro la famiglia, la religione cristiana e le nazioni per un nuovo ordine mondiale.Pound parlava di banche e “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” e Mussolini arrivo’ a vietare l’iscrizione al PNF dei massoni
    Qui di seguito una citazione da Evola;
    “Uccidere Dio e liberare il mondo da Dio. Questa è la prova suprema. Questi valori (Dio, n,d,r,) non possono suscitare nostalgia nell’individuo a meno che questi non fallisca e degeneri: sta qui la presunzione elementare della dottrina nicciana, ma è anche la saggezza del mito di ogni tradizione iniziatica dell’Oriente e dell’Occidente”
    (Julius Evola, Par delà Nietzsche, conferenza tenuta alla Lega Teosofica Indipendente romana il 6 dicembre 1925, pubblicata in 900, Cahiers d’Italie et d’Europe