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Roma, 30 ago – Non è fluido, non è una X su un documento ma è Fabrizio Sclavi. Gay dichiarato quando era ancora un tabù reale dirlo, giornalista, designer, illustratore, ex direttore di Amica, Mondo Uomo, Männer Vogue e Vogue Homme International. E scettico del Ddl Zan e sulle “baracconate” del Pride.



Fabrizio Sclavi: “DDl Zan? Non mi piace”

“La diversità fa paura alla gente che, quindi, si difende in malo modo“, dichiara Sclavi in un’intervista a La Verità, in cui parla anche del Ddl Zan: “Non mi piace per nulla, soprattutto quando parla dei trans perché anche in quel caso sono fatti loro. Non vedo il motivo per cui lo Stato se ne debba occupare. E non c’è bisogno di spiegare questo a scuola a giovani di 15 anni, o ancora più piccoli. Quanti ragazzi curiosi ci sono fuori e a scuola? Se a questi fai venire in mente una cosa del genere magari hanno voglia di provarla”.

“Bisogna istruire le famiglie”

“Sono dell’idea che di questo ne debbano parlare le famiglie nei tempi e nei modi che più ritengono opportuni” insiste Sclavi “Capisco che in Italia le famiglie peccano da questo lato, che certi temi non sono facili da affrontare. Bisogna quindi istruire le famiglie, prepararle, non i ragazzi. Così com’ è il ddl non funziona. I compromessi non mi sono mai piaciuti né le aggiustature, quindi lo leverei e basta. Non ce n’è bisogno“.

“Pride? Sputtana una cosa seria”

E il Pride, ormai istituzionale come il Giubileo per i cristiani, è anch’esso messo in discussione da Sclavi: “In ogni suo aspetto. Le parrucche colorate, le baracconate non hanno senso perché in questo modo ti metti contro tutti gli altri. È sputtanare una cosa molto seria e non rappresenta un riscatto. Una moda iniziata negli Stati Uniti dove lì serviva davvero per uscire dal ghetto ma in Italia e in Europa è stata preso in mano malamente dai politici, dai sindaci, tutti che potevano gestirla in modo diverso. Cavalcano quest’onda solo per qualche voto in più”.

Ilaria Paoletti

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