Nel 1967 lo storico Renzo De Felice aveva redatto un sintetico profilo del fascismo. Doveva pubblicarlo all’interno di un’enciclopedia storico-politica tedesca. Ma non se ne fece nulla. L’impostazione dell’opera non lo convinceva. Troppo ideologizzata. Da poco – nel 1965 – De Felice aveva dato alle stampe il primo volume della biografia mussoliniana, dedicato al periodo socialista e interventista. Da subito si era capito che il suo lavoro avrebbe mandato in soffitta le interpretazioni più accreditate. Nel «saggio tedesco» indicava i nuovi princìpi della metodologia di studio. In particolare, un punto era davvero insolito per l’epoca. Denunciava la strumentalità – e l’inadeguatezza – delle interpretazioni marxiste.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2022

Tesi giurassiche

Dal 1967 a oggi ne è scorsa di acqua sotto i ponti. Ma leggendo il nuovo lavoro di Giuseppe Vacca La tragica modernità del fascismo: le analisi di Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti e Angelo Tasca (Carocci), sembra che il passato non voglia proprio passare. Vacca, studioso di tutto rispetto, ma rimasto legato a doppio filo alle interpretazioni marxiste del fascismo, ritiene quest’ultimo una regressione, una deviazione della modernità occidentale. A sostegno della tesi c’è l’opera, colta in diretta, di tre intrepreti alle prese con la strumentazione marxista: Gramsci, Togliatti e Tasca. I tre, in diversi momenti, analizzarono a caldo la genesi e l’avvento del movimento fascista.

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Marxisti di fronte al fascismo

Gramsci, sin dal 1919, descrisse il fascismo come una reazione capitalistica indirizzata a rimettere in ordine il disordine causato dalla classe proletaria. Il grande capitale, le forze agrarie e la piccola borghesia avevano fatto fronte comune nell’opera di contrasto alla rivoluzione proletaria. Fannulloni, ignoranti, avventurieri esaltati dalla guerra – Gramsci lo scrive nel 1921 – di fatto sono stati il braccio armato del capitalismo in difficoltà, minacciato dalla rivoluzione socialista prima e comunista poi. Per sopravvivere, il capitale ha imboccato la strada della violenza. Chi abbia voglia di misurarsi con gli scritti di Gramsci sul fascismo, può trovarli nella raccolta appena pubblicata, alla quale è stato assegnato un titolo a dir poco imbarazzante: Il popolo delle scimmie: scritti sul fascismo (Einaudi). Togliatti, a qualche anno di distanza, provava ad aggiustare il tiro. Lo fece a Mosca, nel 1935, tenendo alcune lezioni a funzionari di partito comunisti. Il discorso, nell’analisi togliattiana, diventava più complesso, meno schematico, più ricco di sfumature. Ma non così originale da modificare, nella sostanza, l’interpretazione classica marxista-comunista: reazione del capitale. Infine, Tasca. Nel 1938 diede…

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