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Roma, 10 lug – “Sente assai poco la propria passione, o lieta o triste che sia, chi sa troppo minutamente descriverla”. Un aforisma che a pieno rappresenta il suo autore, perfettamente calato nell’epoca in cui vive. Nicolò (deciderà all’età di diciassette anni di farsi chiamare Ugo) Foscolo è un chiaro esempio di letterato romantico, incarnante il sublime modello di intellettuale che attivamente si impegna nella vita politica del suo tempo. Non solo con l’inchiostro, ma anche con la spada.



Una travolgente irruenza delle passioni lo porterà ad abbracciare la causa dell’indipendenza italiana, diventando uno dei principali precursori del risorgimento. Il suo fortissimo bisogno di azione avrà un ruolo determinante nello sviluppo di un pensiero che ripudia qualsiasi concezione di codardo inattivismo. Riuscendo a fondere in maniera totalizzante l’idea politica con la sua concreta applicazione.

I fermenti di libertà nazionale di Ugo Foscolo

Avendo nel suo sangue richiami della tradizione ellenica (la madre, Diamantina Spathis, ha origini greche) ed essendo proprio nato nell’arcipelago delle isole Ionie, che allora appartenevano ai domini veneziani d’oltre mare, Ugo Foscolo maturerà un indissolubile legame con quegli ideali di bellezza ed armonia tipici della cultura antica. Tuttavia, tale visione non rimarrà mai vincolata ad un richiamo nostalgico di valori ormai perduti nel tempo. Essa sarà bensì sempre basata su una vivace dinamicità tutt’altro che statica, che avrà un occhio costantemente rivolto alla futura ricostruzione della cosiddetta “Patria perduta”. Il suo processo di formazione sarà successivamente arricchito da un curioso interesse nei confronti degli eventi rivoluzionari che pochi decenni prima sconvolsero la Francia.

Fu da questi studi che sbocciarono i primi fermenti di libertà ed unione nazionale, che si tradussero poi in intensi ardori di redenzione dall’opprimente dominio asburgico. E’ per questi stessi motivi che quando Napoleone intraprese la campagna d’Italia, instaurando le cosiddette “repubbliche giacobine”. Ugo Foscolo accolse con entusiasmo il significativo cambio di rotta a cui il nuovo governo era associato. Tuttavia, se in un iniziale momento il patriota italiano si dimostrò favorevole alla presenza dell’imperatore straniero, in seguito al trattato di Campoformio del 1797, con il quale Venezia venne ceduta come mera merce di scambio agli austriaci, il poeta dovette ricredersi sulle precedenti convinzioni.

Amareggiato e soprattutto deluso dalla mancata realizzazione delle sue audaci ambizioni politiche, Ugo Foscolo deciderà lo stesso di combattere, intravedendo proprio nei francesi l’unica possibile cura al dilagante virus austriaco. Durante il suo periodo di servizio nelle fila dell’esercito, che egli definirà di “collaborazione critica”, si ritroverà impegnato in diversi scontri, dimostrando coraggiosamente di non temere affatto le ripercussioni conseguenti alla sua inamovibile presa di posizione. Rimarrà ferito ad una coscia da un assalto di baionetta nella battaglia di Cento, e nuovamente colpito a Genova.

La lotta continua e lo straziante esilio

Braccato prima dalla polizia asburgica, poi da quella napoleonica e nuovamente da quella austriaca, si ritroverà costretto ad emigrare di nazione in nazione, maturando un dolorosissimo senso di sradicante moto perpetuo della propria esistenza che non riesce a trovare pace neanche in madre patria. Scrisse a tal proposito: “Noi pur troppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl’italiani”.

Per riuscire a far fronte a tutte queste vicessitudini così difficili da affrontare, Foscolo individuerà proprio nella scrittura una liberatoria valvola di sfogo. Topos della letteratura foscoliana sarà per l’appunto quello di utilizzare come stile una mascherata e sottile autobiografia. La manifestazione più evidente di questa scelta contenutistica sono le Ultime lettere di Jacopo Ortis.

L’opera si basa su un continuo alternarsi di tematiche care all’autore. Tra esse l’esilio, la lotta politica ma anche l’amore ed una bizzarra concezione spirituale della religiosità. A proposito di quest’ultimo punto, uno dei motivi principali per i quali Ugo Foscolo è considerato come uno dei più straordinari letterati romantici è la creazione di una visione mistica della vita del tutto rivoluzionaria per la società del tempo. La sua è una “fede nelle illusioni”, che corrisponderebbero all’amore, alla poesia, al coraggio e alla patria. E’ solo attraverso queste convinzioni che l’uomo può dare un senso alla propria esistenza così da elevarsi e superare se stesso.

A queste riflessioni si ricollega l’altra sua opera di enorme fama: “Dei Sepolcri”. In questo componimento viene esposto, oltre alle tematiche pocanzi citate, un particolare interesse nel culto dei morti. Secondo Foscolo, è solo attraverso la glorificazione dei grandi uomini del passato che si potrebbero imitare le loro gesta. Così da fungere come esempio per la collettività che tutti noi circonda. Considerazioni che dovrebbero renderci partecipi di come questo immane autore sia uno dei più grandi esponenti della nostra cultura. Il pensiero che si trasforma in azione, una spasmodica devozione nei confronti della patria ed una ricercatissima introspezione personale fanno di Ugo Foscolo un’audace fonte di ispirazione. Se mai dovesse sorgerci la domanda su come dovrebbe essere un vero italiano, la risposta è qui presente.

Federico Farris



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