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Nel dicembre del 2020, lo zoologo Peter Daszak, membro del gruppo Oms mandato ad indagare sull’origine del virus a Wuhan, affermò in un post su Twitter, poi cancellato: «Nessun pipistrello è stato inviato al laboratorio di Wuhan per l’analisi genetica dei virus raccolti sul campo. Ecco come funziona la scienza. Raccogliamo campioni di pipistrelli, li inviamo al laboratorio. Rilasciamo i pipistrelli dove li catturiamo». Quindi, Daszak smentì categoricamente la presenza di pipistrelli vivi o morti all’interno del laboratorio di massima biosicurezza (Bsl-4) della città cinese.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2021

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Conflitto d’interessi

Tesi ribadita in un altro tweet, datato 11 dicembre 2020, che rispondeva ad un commento scettico di un patologo dell’Università di Stanford: «Questa è una teoria del complotto ampiamente diffusa. Questo pezzo descrive il lavoro di cui sono protagonista e i laboratori con cui ho collaborato per 15 anni. Non ci sono pipistrelli vivi o morti al loro interno. Non ci sono prove da nessuna parte che dimostrano che ciò sia accaduto. È un errore che spero venga corretto». Daszak verrà poi rimosso dal gruppo di esperti dell’Oms per «un evidente conflitto di interessi», in quanto presidente della EcoHealth Alliance, un gruppo di ricerca partner dell’Istituto di virologia di Wuhan.

Arriviamo al 13 giugno del 2021, quando l’emittente televisiva SkyNews Australia manda in onda un video ufficiale dell’Accademia cinese delle scienze, intitolato The construction and research team of Wuhan P4 laboratory of Wuhan Institute of Virology, Chinese Academy of Sciences, girato in occasione del lancio del laboratorio Bsl-4 di Wuhan nel maggio del 2017. Il filmato, della durata di dieci minuti, mostra chiaramente la presenza di pipistrelli, contenuti in gabbie, all’interno del laboratorio. Ma è solo l’ultimo tassello della narrazione ufficiale sull’origine del virus «naturale» che viene a cadere.

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Ad ogni modo, la fuga dal laboratorio del coronavirus non presuppone necessariamente la presenza di pipistrelli vivi. Nel marzo del 2018, il direttore del laboratorio di Wuhan, Yuan Zhiming, pubblicò una ricerca intitolata Indagine sui profili virali dei patogeni in alcuni ospiti e vettori naturali in Cina, di cui riportiamo alcuni passi: «Negli ultimi anni, durante l’attuazione del programma, abbiamo raccolto più di 100mila campioni provenienti da pipistrelli, uccelli, roditori, zecche e zanzare. Abbiamo isolato con successo 181 nuovi ceppi virali e ottenuto informazioni sullo spettro dei patogeni virali e sulla distribuzione dei loro vettori all’interno delle aree di indagine. […] La sorveglianza longitudinale dei betacoronavirus nei pipistrelli della frutta nella provincia dello Yunnan ha identificato un nuovo ceppo di Hku9 nei pipistrelli».

I dubbi degli esperti sull’origine del virus

Ora molti scienziati stanno concordando sul fatto che, sebbene non ci siano ancora prove dirette a sostegno della teoria dell’uscita del virus dal laboratorio di Wuhan, tale ipotesi sia stata respinta troppo frettolosamente. Diciotto scienziati americani hanno pubblicato una lettera sulla rivista Science, nella quale si chiedeva un’indagine trasparente su tutti gli scenari possibili, inclusa la «fuga» del coronavirus dal laboratorio, esortando i laboratori e le agenzie sanitarie ad aprire i propri registri al pubblico.

Gli scienziati hanno affermato che i ricercatori del laboratorio di Wuhan, ora diretto dalla virologa Shi «Batwoman» Zhengli, potrebbero aver raccolto o contratto il coronavirus

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