Al_KamilPalermo, 26 dic – Il 26 dicembre 1194 nasceva da Costanza d’Altavilla, sulla pubblica piazza di Jesi, Federico II Hohenstaufen.

Figlio di Enrico V e nipote del Barbarossa, il neonato venne portato in Assisi e lì fu battezzato. Già nel suo nome di battesimo, Federico Ruggero, era racchiusa l’universalità del suo impero: il nome Federico richiamava la signoria sulle terre germaniche, il nome Ruggero il dominio su quella Sicilia divisa tra cupole islamiche e architetture merlate normanne e che era un ponte necessario per la conquista della Terrasanta.

Ma l’universalità dell’impero di Federico II non risiede certo nelle dottrine filosofiche di moda all’epoca, ma nella applicazione dei principi metafisici assoluti. Universale deriva da versus unum e Federico II infatti non realizzò solo un’unità politica ed amministrativa, ma incoraggiò un confronto tra la cristianità e l’Islam in modo tale da riconoscere, al di là delle differenze formali, una Verità unica. Come ha scritto Antonino de Stefano: “Per Federico, come per san Tommaso, il fine dello Stato è, aristotelicamente, la realizzazione della virtù civile, che è giustizia, pace, benessere, ma né per l’uno, né per l’altro questo compito dello Stato esaurisce la missione dell’uomo, il cui fine trascende il limite terreno”.

Si potrebbe allora porre l’accento sulla feconda attività legislativa di Federico II, sui saggi musulmani, ebrei e cristiani che si confrontavano alla sua corte, sulla fondazione della prima università statale d’Occidente, sulla mistica architettura dei suoi castelli, sul rigore garbato della scuola poetica siciliana da cui nascerà la poesia italiana. Ma su questo sono già stati fiumi di inchiostro. Due episodi basteranno a far capire perché Federico II sia sempre stato considerato un sovrano illuminato che portò pace e prosperità.

Nel 1229, dopo le pressanti esortazioni dei papi Onorio III e Gregorio IX, Federico II guida una crociata in Terrasanta. Ma non lo fa guidando una spedizione epica, alla testa di variopinti eserciti. Si muove alla volta dell’Oriente in missione diplomatica, stringe la mano al sultano Malik al-Kamil, nipote del Saladino, e ottiene Betlemme, Nazareth e Gerusalemme, a patto che ai musulmani fosse concesso l’accesso alla città santa. Poco dopo Federico II diviene re di Gerusalemme. Zero morti, vittoria e fine della Crociata.

Un altro episodio indicativo è quello delle Questioni siciliane: quando Federico II pose cinque quesiti ai dotti islamici, delle risposte si incarico Ibn Sab’in, maestro spirituale islamico andaluso. Oltre a questioni sulle categorie aristoteliche e di natura teologica, Federico II chiese cosa significasse l‘hadith, il detto profetico, secondo cui “il cuore del credente è fra due dita del Misericordioso”. Il cuore è il centro, è armonia e grazia, allineamento alla Verità, ma può essere rivoltato da un momento all’altro – spiega Ibn Sab’in.

Federico II non cerca la spiegazione islamica delle questioni, cerca quella universalmente valida. Questo atteggiamento è fortemente romano: come più volte hanno tentato di spiegare l’Altheim e il De Francisci, Roma non è mai esclusiva. Ogni volta che Roma aggiunge un popolo al suo dominio non impone né usi né culti, cerca anzi di assimilare quegli elementi concordi al mos maiorum. Nemico di Roma non è chi venera altre divinità, ma chi non coopera alla concordia dello Stato.

Roberto Guiscardo

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