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tiberioRoma, 26 dic- Figlio adottivo dell’imperatore Augusto, Tiberio nel 14 successe al padre nel ruolo di ‘princeps’. Preceduto da grande fama per le sue imprese militari in Germania e nell’Illirico, impostò la sua politica nel rafforzamento dei confini e ponendo un freno all’espansione.



Sebbene Svetonio e Tacito descrissero il suo principato come un periodo buio, una tirannia in cui si poteva finire sotto processo anche solo per aver parlato male dell’imperatore davanti a qualcuno pronto a testimoniarlo, la storiografia moderna ha riabilitato la figura di Tiberio.

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Oggi, infatti, si riconosce al secondo imperatore romano, una grande capacità politica in tutti i sensi. Seppe dar continuità alla politica di Augusto e si dimostrò abile stratega, come dimostrano le importanti vittorie militari conseguite sotto il principato del padre. In campo economico riuscì a risanare il deficit dello Stato senza gravare sulle province con ulteriori imposte. Inoltre evitò di impelagarsi in guerre dal risultato incerto evitando di impegnare inutilmente l’esercito romano.

Dal carattere introverso e timido, gli fu assegnato un ruolo che probabilmente non gli si addiceva ma che seppe portare avanti grazie al suo senso del dovere. Questa sua riluttanza verso un ruolo così importante è testimoniata dal fatto che sin da subito, durante il suo governo, lasciò ampio spazio al prefetto del pretorio Seiano. Ritiratosi a Capri, fece ritorno a Roma quando gli furono chiare le intenzioni del prefetto: succedere al trono di Tiberio tramite l’eliminazione dei successori diretti. Nell’Urbe, l’imperatore si accorse dell’ostilità della plebe nei confronti di Seiano, il quale fu accusato di tradimento e condannato a morte. Schifato da tutto ciò, dagli intrighi della politica, dai tradimenti, Tiberio fece ritorno a Capri, dove, la storiografia antica narra, si abbandonò ai lussi più sfrenati disinteressandosi della vita politica di Roma. A causa di questo, alla sua morte, la storiografia racconta, i romani festeggiarono e distrussero gran parte delle opere da lui realizzate per celebrare le imprese compiute.

Tra le tante opere realizzate, il “faro di Sperlonga” è stato ricercato per secoli dagli archeologi. Fino ad oggi la sua esistenza era rimasta poco più di un’ipotesi, ma il ritrovamento del basamento lo rende una certezza. «Per la prima volta sono stati condotti rilievi terrestri e subacquei lungo tutta la spiaggia per concentrarsi sul promontorio dove oggi sorge la torre medievale di avvistamento di Sperlonga», racconta la Soprintendente ai beni archeologici del Lazio Elena Calandra. «Ed è qui che è stato identificato finalmente l’intero basamento del faro di Tiberio, ad una ventina di metri dal livello del mare». Sotto la torre medievale sono state riconosciute le strutture murarie del basamento del faro. Muri in opus reticulatum risalenti al periodo dell’impero di Tiberio (14-37) e che mostrano una planimetria circolare che non lascia dubbi sul fatto che il ritrovamento sia effettivamente il faro della villa di Tiberio. Oltre ad essere un punto di riferimento marittimo, costruito sulla falsa riga del Faro di Alessandria (ritenuto uno delle 7 meraviglie del mondo), storici del tempo narrano di come il Faro di Sperlonga servì a Tiberio per essere informato istantaneamente sull’andamento della “caccia” a Seiano. L’imperatore, dalla vetta di Capri, osservava i segnali inviati dal faro che si illuminava a seconda della cattura o della condanna a morte.

Un’importante scoperta, che potrà aiutare a saperne di più della vita di Tiberio lontano da Roma. Infatti le ricerche dello staff dell’Università di Napoli hanno interessato anche tutta l’area di fronte alla famosa Grotta di Tiberio, compreso il leggendario isolotto “tricliniare”, il luogo in cui, secondo le fonti, si sarebbero svolti i famosi banchetti di Tiberio guardando lo spettacolo della grotta naturale con i gruppi scultorei di Ulisse e Polifemo.

La vita di Tiberio continua, dunque, a riservare colpi di scena. Svetonio scriveva di lui “Riguardo agli dei e alla religione si comportò in modo indifferente, poiché, dedito agli studi di astrologia, riteneva che tutto dipendesse dal destino”. E forse il destino porterà a scoprire ancora molto del secondo imperatore romano.

Federico Rapini

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