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Roma, 17 feb – Una scoperta emozionante quella di cui si ha notizia oggi; quello che sembra essere il sepolcro di Romolo, il primo re e fondatore di Roma, è stato scoperto nell’area archeologica del Foro Romano.

Gli studi di Boni sulla tomba di Romolo

E’ passato circa un anno dall’avvio degli scavi basati sulla documentazione prodotta da Giacomo Boni, risalenti all’inizio del Novecento; grazie a questi studi al celebre archeologo era stato possibile ipotizzare la presenza nel Foro Romano, proprio a pochi metri dal Lapis Niger e dal Comizio, di un heroon dedicato al fondatore della città di Roma. L’heroon è un santuario costruito a sua volta sulla tomba di un eroe, che spesso diventa luogo di culto e di venerazione. Un esempio è l’heroon di Enea, che si trova nell’antica città di Lavinium, sempre nei pressi di Roma.

Il sarcofago scavato nel tufo del Campidoglio

E’ dunque notizia definitiva quella della scoperta, vicino al complesso della Curia-Comizio, di un ambiente sotterraneo con all’interno un sarcofago in tufo di circa m 1,40 metri di lunghezza, associato ad un elemento circolare, con ogni probabilità un altare. Scavato nel tufo del Campidoglio, il sarcofago dovrebbe datarsi al VI sec. a.C.

Ancora lo “zampino” di Boni

L’ambiente ipogeo si trova al di sotto della scalinata di accesso alla Curia, scalinata costruita negli anni trenta da Alfonso Bartoli. E’ stato certamente preservato per il suo stesso significato simbolico dalla sovrastante Curia Julia ma non solo: coincide con quello raccontato nelle fonti, che indicano come quello sia il punto post rostra (i rostri erano le tribune dove nel Foro romano i magistrati tenevano le orazioni) dietro i Rostra repubblicani, dove vi era il luogo della sepoltura di Romolo. Ciò è confermato dalla la lettura di un passo di Varrone da parte degli Scoliasti di Orazio, Epod. XVI. Non a caso, inoltre, in asse con l’ambiente sotterraneo dove si trova l’heroon di Romolo, si trova il Lapis Niger, pietra nera e di cattivo presagio proprio perché correlata alla morte di Romolo. Anche nella “scoperta” del Lapis Niger c’è lo zampino del genio di Giacomo Boni; venne portato alla luce infatti il 10 gennaio 1899 da Boni e da lui associato ad un passo dello scrittore Sesto Pompeo Festo relativo ad una pietra nera nel comizio (lapis niger in Comitio).

Ilaria Paoletti

 

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