Roma, 7 dic – «E duce fu alle armi, alle carene fu calafato, fu mastro d’ascia, artiere d’ogni arte, pronto ei sempre alla diversa necessità con vólto sorridente. Donato il regno al sopraggiunto re, ora sen torna al sasso di Caprera il Dittatore. Fece quel che poté. E seco porta un sacco di semente». Così Gabriele d’Annunzio immortalò Giuseppe Garibaldi (1807-1882), l’«eroe dei due mondi», il «duce delle camicie rosse», il condottiero dell’unificazione nazionale.

Una figura controversa

Malgrado su Garibaldi si sia detto di tutto e si sia passati dall’idolatria più esasperata alla più infame calunnia, rimane il fatto che un cantore come d’Annunzio te lo devi meritare. Il Vate, infatti, non era poeta da marchetta. E questo suo canto a Garibaldi vuole essere ed è un inno all’eroe che fece l’Italia – l’eroe in cui d’Annunzio vede rivivere lo spirito degli antichi romani, il Cincinnato d’Italia che, dopo aver reso l’Italia al re (il «sacco di semente»), si ritira a Caprera.

Garibaldi, il generale

I grandi uomini della storia hanno sempre suscitato passioni, amori e odi. È sempre stato così e così sempre sarà. Garibaldi non è e non sarà mai una di quelle icone scialbe e sbiadite da relegare in qualche tomo polveroso. Del mito e dell’anti-mito dell’eroe dei due mondi, per il Primato Nazionale, si è occupato Alfonso Piscitelli nel quarto quaderno della collana «I Grandi Italiani». In cento agili pagine, dopo la presentazione del direttore Adriano Scianca, Piscitelli ripercorre la vita del Nizzardo, per poi affrontare uno per uno i luoghi comuni che hanno circondato la sua figura di un alone sulfureo e sospetto.

È possibile acquistare il quaderno in edicola in abbinamento al mensile del Primato Nazionale. In alternativa, lo si può ordinare sul nostro sito, sia in versione cartacea che in versione digitale (clicca QUI)

Tra i numerosi extra che, come di consueto, fanno da corredo al volume, si è scelto di inserire un’orazione di Benito Mussolini in onore del Generale. Per far capire che la memoria di Garibaldi, la sua vita postuma, è da sempre discussa, contesa, rivendicata o rinnegata. Ed è giusto che sia così. Perché i grandi uomini della storia d’Italia non sono figurine da inserire in un album: sono numi tutelari che ci invitano alla battaglia.

Valerio Benedetti

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. ma capirai…ancora sto garibaldi, um massone della peggior specie, al soldo degli inglesi, ma come potete ancora definirlo un patriota se lavorava per il nemico?!?!?!
    odiava italia e italiani, tanto é vero che in italia ha rifiutato addirittura di legarsi a quelli della sua loggia…. per non parlare dei massacri nel sud italia!!!
    Riporre la propria ideologia e il senso di patria e giustizia facendo leva su personaggi del genere che ormai sputtanati e smascherati non valgono nulla non vi porterá da nessuna parte a voi della “destra patriottica”.
    Il passato va rivisto e certi fenomeni massonici andrebbero spiegati e scartati

  2. W le tante o poche Italie unite ed esempio per una sovranità latina ben più ampia nel mondo ma concordo sulle critiche al Garibaldi che si è prestato interessatamente a stare “sopra le righe” del popolo “affamato” di ben altro.

Commenta