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Goglio, “nel mio libro racconto l’essenzialità rivoluzionaria di Mishima”

by Andrea Bonazza
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Skoll2Milano, 15 dic –“Danzando nel cratere del Vulcano” è l’ultimo sforzo letterario di Federico Goglio (in arte “Skoll”). Lo scrittore e cantautore milanese farà tappa a Bolzano questo sabato, per l’ultima data del tour “Marmo e Fuoco“, dove in via Cesare Battisti VIII presenterà la sua biografia dell’ultimo (vero) samurai giapponese: Yukio Mishima.  Il Primato Nazionale ha intervistato Federico Goglio per capire meglio il suo “Mishima “antiborghese” e suggerire quello che potrebbe essere un regalo di Natale perfetto per gli appassionati della civiltà del Sol Levante.

Ciao Federico, puoi raccontarci da cosa nasce l’idea di scrivere questo libro?

Negli anni ho letto molte cose su Yukio Mishima. Con il passare del tempo, però, sono diventato piuttosto insofferente verso quella moltitudine di scrittori, giornalisti, intellettuali che di Mishima rende un’immagine assolutamente lontana dalla realtà, che la distorce, che la rende contraddittoria, che la rende grottesca e paradossale. Ho semplicemente deciso di partire da una visione diversa, tracciare un percorso chiaro, arrivare ad un punto fisso. La vita di Yukio Mishima, in un’ottica integrale, non è contraddizione, pazzia, squilibrio. È, piuttosto, un disegno logico ed evidente: bisogna avere gli strumenti giusti per afferrarlo e comprenderlo. Io ho cercato di dare il mio contributo.

danzandocratereDi cosa parla “Danzando nel cratere del vulcano”?

Il libro è precisamente l’accumulo di elementi che, strato dopo strato, permettono di vedere Mishima in maniera integrale e non parziale. Gli ultimi due capitoli cristallizzano il senso del libro, svelando la logica e la limpidezza della vita di Mishima. Tutto ciò che precede il finale, come in un puzzle che a metà dell’opera sembra solo un insieme di pezzi caotici, è essenzialità: quei frammenti, uniti come davvero devono essere uniti, svelano un uomo complesso ma lucido e tutt’altro che contraddittorio.

Essendo tu un fervente appassionato, tanto da dedicare all’artista nipponico anche un recente album musicale dal titolo “Il sogno di Mishima”, secondo te qual’è il suo miglior libro e per quale motivo?

Leggendo la quasi sterminata bibliografia di Mishima, cosa che io ho potuto fare per la parte tradotta in italiano (fortunatamente estesa), matura un po’ l’idea che non ci si possa limitare a uno o due titoli per farsi un’idea di Yukio Mishima e della sua letteratura. Ad ogni modo, amo particolarmente “Il sapore della gloria”, un romanzo che ho sempre definito antiborghese, e “Cavalli in fuga”, uno dei volumi della sua ultima tetralogia. Difficile, per chi non conosca già abbastanza l’universo mishimiano, è “Sole e acciaio”. Un testo fondamentale, un’opera immensa.

Come definiresti oggi il suicidio rituale di Yukio Mishima?

Il sacrificio di un uomo che aveva fatto, gradualmente e molto faticosamente, una scelta di essenzialità rivoluzionaria: ridistribuire valore alle infinite cose della vita. In quella ridistribuzione, in quel riordino radicale, Mishima aveva svalutato le cose alle quali gli uomini del tempo moderno erano e sono più affezionati (beni materiali come denaro, successo, fama – cose che Mishima conosceva bene e delle quali disponeva – un aspetto della sua vita assolutamente fondamentale e da non dimenticare), rivalutando ciò che con il passare del tempo era stato dimenticato e allontanato dall’esistenza degli uomini: la comunità, la nazione, la tradizione, il servizio e il dono di sé…

AVT_Yukio-Mishima_4955Quali differenze esistono secondo te tra un kamikaze giapponese della Seconda Guerra Mondiale e i tristemente noti terroristi moderni dell’Isis?

Se non fosse per l’imbecillità e la malafede mediatica e giornalistica che impone utilizzi impropri e disastrosi del linguaggio, non sarebbe neppure immaginabile paragonare il gesto di Mishima (e quello, chiaramente, dei giovani giapponesi che lo hanno preceduto – gli unici kamikaze) con quello dei terroristi islamici. Sarò sintetico. Kamikaze è una cosa seria. E’ cultura. Prima di regalarci suggestivi quanto ignoranti e offensivi accostamenti, chi fa “comunicazione”, chi fa sfoggio di quotidiana superiorità intellettuale, chi affolla i salotti benpensanti con la patetica sicurezza del primo della classe, ha mai riflettuto su questo?

Andrea Bonazza

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