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Roma, 8 ago – “Un personaggio che non riusciva a restare distante dal campo di battaglia” è un epiteto che abbiamo usato spesse volte. Anche Vasco Agosti era diventato un tutt’uno con il suo fucile. Il soldato, dopo una lunga preparazione, partecipò ai combattimenti più celebri della prima metà del novecento dando grandissima prova di coraggio in tutte le occasioni.

La sfortuna in Cirenaica

Un soldato impara, suo malgrado, a convivere con le cicatrici e le ferite che rimedia sul campo di battaglia. Vasco Agosti, nato a Cadelbosco di Sopra il 29 maggo 1888, partì alla volta della Cirenaica in occasione della guerra italo-turca. La Libia era, infatti, un territorio molto precario, vessato da crisi e da problemi intestini tra le varie fazioni che volevano ottenere indipendenza dal giogo di Ankara. Agosti non riuscì però a combattere fino all’ultimo momento in territorio africano dal momento che rimase gravemente ammalato di un morbo sconosciuto.

Qualche mese dopo guarì completamente e, anzi, era già pronto per partire per il fronte. Ma non si trattava più del fronte libico bensì di quello italiano. Vasco Agosti combatté e rimase ferito dapprima sul Tolmino nel 1915 mentre l’anno successivo rimase nuovamente ferito a Cima delle Saette. Sul Tolmino, in particolare, Agosti ottenne la prima medaglia d’argento al valor militare: Ferito durante una ricognizione, compiva ugualmente il suo servizio. Fattosi medicare, volontariamente ricominciava, subito dopo, un’altra ricognizione. Nuovamente e più gravemente ferito al fianco, adempiva completamente il suo compito e, al ritorno, soltanto dopo ordine espresso del comandante di reggimento, si lasciava condurre al posto di medicazione”.

Soldato “tropicale”

Gli impieghi nell’immediato primo dopoguerra andarono subito ad interessare il territorio africano. Vasco Agosti venne accorpato nel Corpo Truppe Coloniali dell’Eritrea per partecipare alla definitiva conquista della Libia che aveva mancato qualche anno prima. Dopo lo scoppio della guerra in Etiopia, ormai avvezzo al clima e all’ambiente africano, partì per il Corno d’Africa alla conquista dei territori di Addis Abeba.

Proprio conquistando la capitale etiope, Vasco Agosti cadde l’8 agosto 1937. In suo onore gli venne concessa la medagia d’oro al valor militare: “Comandante interinale di brigata coloniale, nonostante una infermità che da vario tempo gli teneva quasi immobilizzato un braccio, continuava a conservare il comando della sua unità dirigendo e coordinando con sagacia e perizia le operazioni di polizia contro i ribelli. Venuto a conoscenza che un gruppo di armati si era presentato a poche ore di distanza dal suo presidio, messosi alla testa di una piccola colonna attaccava risolutamente l’avversario che metteva rapidamente in fuga ed inseguiva con alcuni suoi elementi. Attaccato da forze preponderanti alle spalle ed ai fianchi, con prontezza e sangue freddo dava immediate disposizioni per fronteggiare la nuova grave situazione, dirigendo personalmente i reparti, che incuorava ed incitava col suo esempio sfidando, in piedi, il piombo nemico, finché cadeva colpito a morte mentre, impugnato egli stesso un fucile, si dirigeva ove maggiore era il pericolo. Comandante di elette virtù militari, animatore dei suoi ascari, dai quali era adorato come padre. Tutta la sua vita di soldato egli dedicò al dovere ed al sacrificio”.

Tommaso Lunardi

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