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Roma, 8 ago – Vertice che si conclude in tarda serata, misure annunciate in precedenza che saltano, veti incrociati, discussioni, cifre roboanti e annunci trionfali. Anche il Dl agosto non fa eccezione e segue l’ormai consolidata prassi del governo giallofucsia ai tempi dell’emergenza coronavirus. Il Cdm sembra dunque aver trovato l’intesa sulle misure per sostenere l’economia prossima al collasso causa pandemia: interventi per circa 25 miliardi di euro. Nonostante queste siano le cifre stimate reali, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ormai in balia della sindrome da “potenza di fuoco”, rilancia: “Approvati interventi complessivi per 100 miliardi, misure per il Sud di portata storica”.

Niente bonus per i clienti dei ristoranti

Al di là degli annunci e della propaganda, le uniche certezze come al solito riguardano quello che sul piatto non c’è. Niente bonus per i ristoranti ad esempio, come chiesto soprattutto dal Movimento 5 Stelle. Per i clienti si era parlato di un rimborso diretto del 20% del conto. Alla fine ha prevalso però la linea del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, pronto a respingere l’assalto alla diligenza delle varie forze politiche per far quadrare i conti (il Pd pare volesse addirittura estendere il bonus ad altri settori). I ristoranti si dovranno dunque accontentare dell’anticipo del cashback, che partirà da novembre e non più da gennaio dell’anno prossimo. Si tratta di un mini rimborso se paghi con carta di credito o bancomat, con il consueto obiettivo di scoraggiare l’utilizzo del contante. Restano poi gli sconti per quei ristoratori che acquistano prodotti made in Italy, mentre per i ristoranti dei centri storici delle città d’arte ci sarà un indennizzo a fondo perduto fino al 20% della differenza del fatturato tra questo mese di giugno e quello dell’anno precedente.

La cassa integrazione la pagheranno (in parte) le imprese

Rispetto invece alla questione del blocco dei licenziamenti è stata trovata una soluzione di compromesso che lo renderà “mobile”. Il divieto, che scadeva il prossimo 17 agosto, resterà in vigore per quelle aziende che hanno ancora la possibilità di utilizzare parte delle 18 settimane di cassa integrazione. Chi invece avrà utilizzato tutte e 18 le settimane di cassa integrazione previste dall’emergenza coronavirus potrà licenziare. L’obiettivo è quello di spalmare i licenziamenti da qui novembre fino a fine anno, tentando di attutire il colpo economico che sarebbe arrivato con una data unica. Ancora più complicato lo scenario relativo al rinnovo della cassa integrazione. Vi potranno accedere solo quelle aziende che hanno già esaurito le prime 9 settimane di cassa integrazione, alle quali saranno rinnovate ulteriori 9 settimane.

Inoltre per le imprese che non dimostreranno di aver avuto cali di fatturato rispetto al primo semestre del 2019 ci sarà anche da pagare un contributo aggiuntivo pari al 18% della retribuzione del lavoratore in cassa integrazione. Se il calo è fino al 20% ci sarà da pagare il 9%. Non ci sarà da pagare nulla solo in caso di calo superiore al 20%. Insomma non proprio buone notizie per le imprese, che dovranno inoltre saldare in 24 mesi le tasse sospese durante il confinamento. Un po’ più concreto invece l’aiuto per le aziende con sede nel Mezzogiorno: è previsto, a partire dal 1 ottobre, un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese, che non impatterà negativamente sulle future pensioni dei lavoratori, che verranno compensate dallo Stato. Una misura che sembra destinata a diventare strutturale, almeno fino al 2030, sempre che la Ue lo consenta.

Davide Di Stefano

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