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Roma, 12 ott – Il Green pass è stato spesso bollato come divisivo ed oggi uno studio dell’università Cattolica ce lo conferma:  l’Italia spaccata in due, solo per poco più della metà degli italiani il pass di Draghi è una misura efficace contro i contagi.



Green pass, un italiano su due non lo vuole

Questo è il risultato di una indagine targata EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica, con sede a Cremona nel Campus di Santa Monica. Solo poco più della metà degli italiani, il 56%, ritiene che il Green pass sia una misura efficace a ridurre il rischio di contagi e dunque utile nella lotta alla pandemia da Covid-19. E soltanto il 52% pensa che sia giusto vietare l’accesso ai luoghi di lavoro a chi non sia in possesso del certificato verde. Un poco più ampia (60%) è la quota dei cittadini che vede nel Green pass introdotto dal Governo Draghi uno strumento di responsabilità sociale.

“Non raggiunge la base del consenso sociale”

La ricerca di EngageMinds HUB è stata condotta su un campione di oltre 6000 italiani, rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica e occupazione: “Dalla nostra ultima rilevazione emerge che il Green Pass, approvato da poco più del 50% degli italiani, non raggiunga la base per un pieno consenso sociale” sottolinea Graffigna, Ordinario di psicologia della salute e dei consumi e direttore dell’EngageMinds HUB. “Dai dati emergono poi sacche cospicue di popolazione che restano incerte, rispetto all’utilità del certificato verde e all’obbligo del suo utilizzo” continua l’esperta “potremmo definirli gli “esitanti del Green pass””. “Persone” prosegue Graffigna “che, dunque, mostrano segnali di fatica, frustrazione e sfiducia verso il sistema, un atteggiamento che nel lungo termine può diventare problematico”.

Ok per gli over 60, male per i più giovani

Gli over-60 rappresentano la fascia di età che più si discosta dal ritenere il Green pass una violazione della libertà personale e un modo del governo di controllare i cittadini; gli anziani si sentono più sicuri a seguito dell’introduzione del certificato verde. Gli under 34, al contrario, percepiscono il Green pass come uno strumento di violazione della privacy. Come appare dalle analisi dell’EngageMinds HUB , gli over 60 sono quelli più concordi nel ritenere il Green pass uno strumento efficace nel ridurre i contagi e necessario per accedere ai luoghi di aggregazione sociale mentre circa la metà degli under 34 appare essere in disaccordo con l’utilizzo del Green pass.

Si per i ricchi – ma non influisce il titolo di studio

Dallo studio del Centro di ricerca della Cattolica appare infatti che la frazione di coloro che ritengono efficace il Green pass nel contenimento dei contagi aumenti molto tra chi ha un reddito relativamente elevato, arrivando al 65% (rispetto al 56% della media nazionale); per contro, tra coloro che denunciano un reddito basso, questa stessa percentuale scende al 51%. Andamento analogo si riscontra per la questione dell’uso del Green pass nei luoghi di lavoro: il 63% tra i più benestanti pensa sia giusto renderlo obbligatorio, mentre tra i meno abbienti questa frazione si ferma di nuovo al 51%. “Un elemento da evidenziare, così come esce dalla nostra analisi” spiega la professoressa Graffigna “è che il titolo di studio degli intervistati non influisce sul giudizio sul Green pass, a dispetto di quanto si pensa solitamente che sia anche una questione di alfabetizzazione e di istruzione”. Alla faccia di chi bolla tutti gli oppositori del green pass come degli analfabeti funzionali …

Ilaria Paoletti



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2 Commenti

  1. Io non ho un reddito da fame e non sono di bassa scolarizzazione e proprio avendo cultura e cervello mi è ben chiaro che il #GreenPass non garantisce un razzo.

    Chi è vaccinato può finire comunque ricoverato
    https://notizie.virgilio.it/covid-vaccinati-doppia-dose-ricoverati-1493537

    e contagiare gli altri quindi il #GreenPass non serve a niente e non è altro che un ricatto sperando che la gente si vaccini perché un obbligo vaccinale oltre che incostituzionale sarebbe contrario alla Convenzione di Ginevra.

    Un ricatto però genera un trauma che porta alla depressione reattiva breve quindi domani anziché andare a fare il tampone andate dal medico di base con l’occhio spento e la faccia triste e dichiarate che siete depressi in causa di terzi perché ricattati.

    In caso di dichiarazione di malattia dovuta a terzi l’INPS si rivale sul terzo e nel caso del #GreenPass chi è il terzo che vi ha ricattato generando la depressione? 😀

    Da 2 settimane ad un mese e mezzo di stipendio garantito, dall’INPS senza vaccinarsi e senza svenarsi in tamponi.

    Vedete che è meglio sviluppare il cervello anziché braccia e gambe in piazza?

  2. Ciccio, mi sa che sei rimasto agli anni 70-80 quando farmaci a gogò e un bel certificato per esaurimento nervoso non si negavano a nessuno. Qui al nord, dopo la Lorenzin, i medici della mutua sono diventati peggio di quelli militari sull’Isonzo: fanno abili pure i ciechi e prescrivono medicine col contagocce,
    In terronia – forse – sepoffà.

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