miyazakiTokyo, 18 feb – A oltre un mese dall’attentato alla redazione della rivista satirica Charlie Hebdo che è costato la vita a dodici persone tra vignettisti, collaboratori e impiegati, continua la diatriba che ha diviso il mondo: le vignette del settimanale francese rappresentavano davvero il massimo esempio di libertà di pensiero? Hayao Miyazaki non la pensa così. Intervistato da un’emittente radiofonica giapponese, la TBS Radio, quello che è forse il più noto creatore di film d’animazione del mondo ha definito “un errore” le vignette su Maometto che hanno causato la vendetta dei terroristi.

Penso sia sbagliato fare caricature su ciò che viene venerato delle altre culture. Sarebbe una buona idea smettere di farlo”, ha detto rispondendo alle domande sull’attentato. “Prima di tutto, la satira dovrebbe essere fatta verso i politici del proprio paese. Sembrerebbe sospetto prendersela con i leader di altre nazioni”.
Sarà interessante ora vedere le reazioni alle parole del celebre regista nipponico: già in passato il fumettista di Bunkyo aveva sconvolto gli schemi di una certa area radical chic che aveva sempre fatto di Miyazaki, in maniera piuttosto inspiegabile, una sua icona.

In molti sono rimasti sconvolti dal suo ultimo lavoro, Kaze Tachinu (Si Alza il Vento) in cui il celebre fumettista giapponese ha voluto omaggiare Jirō Horikoshi, l’ingegnere che negli anni ‘30 aveva reso il Giappone una delle potenze militari più temute costruendo i leggendari caccia Zero, in seguito guidati dai piloti kamikaze. Anche la sequenza finale del film, in cui Jirō in sogno vede le anime dei piloti morti in battaglia volare in cielo insieme ai loro caccia, ovvero insieme al frutto dei suoi sogni di ingegnere, avevano lasciato interdetti i critici che avevano in precedenza identificato Miyazaki semplicemente come un “pacifista”.

Per molti è infatti del tutto impensabile che un autore ritenuto “di sinistra” (Miyazaki simpatizza per il Partito Democratico Giapponese e più volte ha esplicitamente criticato il premier Abe) possa amare e omaggiare chi è morto per la propria nazione, a prescindere dalla guerra che ha combattuto e dal fatto che la si condivida o no. Una cosa che effettivamente sconvolge tutti, tranne i Giapponesi. Ma a rimanere sconvolti sono stati d’altra parte gli stessi che avevano definito dei capolavori come Laputa, Mononoke, Totoro e Ponyo delle semplici favole ambientaliste, scambiando l’epos mistico e carico di mitologia shintoista che narra la ricerca ascetica della sintonia tra umano e divino con un semplice slogan ecologista.

Così come avevano definito La Città Incantata, film con cui Miyazaki ha vinto l’Oscar per il miglior film d’animazione del 2003, una bellissima favola per bambini, senza minimamente sospettare che il film fosse la trasposizione animata di un viaggio iniziatico tra le divinità Shinto. Chissà cosa diranno ora che Miyazaki ha espresso in maniera diretta il suo pensiero, senza l’ausilio di miti e simboli di una cultura che evidentemente non riescono proprio a capire.

Carlomanno Adinolfi

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