Roma, 12 nov – L’umorismo è una strana cosa e ha degli effetti insondabili. Gli ideatori del tormentone Io sono Giorgia, remix del discorso della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in occasione della manifestazione del 19 ottobre scorso, di certo non si aspettavano l’effetto boomerang: ovvero, che coloro che volevano deridere – i rigidi e intolleranti elettori “di destra” e la Meloni stessa – ne facessero un proprio inno.

“Tutto avremmo voluto, tranne questo”

MEM & J, i due dj artefici dell’inaspettata hit “bipartisan” commentano così il fenomeno al Corriere: «Tutto avremmo voluto fuorché diventasse una sigla per la Meloni». Sono ormai anni che i due dj milanesi producono musica trash ma non si aspettavano un simile “riutilizzo” di quello che voleva essere un dileggio nei confronti della Meloni. Secondo i creatori del pezzo la leader di FdI «è una brava comunicatrice, ha un tono di voce energico e cadenzato: Io sono Giorgia ricorda l’urlo delle vocalist in discoteca che incitano il pubblico ad alzare le mani!»

“Volevamo fosse un inno Lgbt”

«Il video di Giorgia Meloni al comizio in piazza San Giovanni a Roma del 19 ottobre era già tristemente virale per quello che diceva” dice uno dei due musicisti, molto vicini all’universo Lgbt “noi abbiamo voluto girarlo in chiave ironica e trasformarlo in un discorso a favore della comunità Lgbt. Adesso questa cosa si è persa, tanto la leader di Fratelli d’Italia lo ha rigirato a suo favore: però, d’altronde, fa parte del gioco. Comunque, il pubblico ha capito che volevamo prenderla per i fondelli»: quest’ultima frase, come si dice a Roma, è un po’ un “consolarsi con l’ajetto”, vale a dire accontentarsi di molto poco. Io sono Giorgia voleva essere il definitivo sberleffo borioso della comunità Lgbt; una volta persa questa qualità, e utilizzato in proprio favore dalla loro “bestia nera” (quella Meloni donna, madre, cristiana), gli arcobalenosi sono andati incontro ad una vera débacle social. Come è potuto succedere?

Meloni: “Mi piace tantissimo”

Appena pubblicato, Io sono Giorgia era già sulla strada del successo. Ha generato centinaia di meme, è diventato un filtro di Instagram, Myss Keta ne ha fatto una cover dal vivo e persino la Litizzetto l’ha fatta sua – certi che nessuno, dall’altra parte, sarebbe stato in grado di avere sufficiente senso dell’umorismo da reinterpretarla a proprio favore. Ma a volte fa ridere ciò che nasconde un effetto sorpresa: tutto ciò che è più improbabile. “Se mi piace la “canzone” Io sono Giorgia?” ha dichiarato la Meloni un paio di giorni fa a Radio 1. “Tantissimo, la adoro, la canticchio anche io perché ti entra in testa e non ti lascia più. È un tormentone”.

Il riso amaro dei compagni

E dire che qualcuno aveva già sentito i primi campanelli di allarme: in un pezzo per Wired Simone Cosimi ribattezza Io sono Giorgia “il manifesto involontario della nostra idiozia”. “Il fatto è che si ride (forse) ma non si sa più di cosa” scrive Cosimi. E sentenzia: “Il verdetto quindi è uno, con buona pace dei provocatori di professione: quando si innesca un fenomeno simile ogni contenuto ne rimane escluso. Non solo si fa il gioco di chi si vorrebbe criticare – e su questo Meloni e i suoi si sono spesso rivelati molto veloci nel padroneggiare le logiche della viralità – ma si smarrisce il punto di partenza da contestare“. Su molte testate analoghe ci si chiedeva se fosse il caso di rendere una hit un discorso di quella cattivona sovranista della Meloni, neanche ci si stesse interrogando sulla legge sul fine vita. Eppure se lo dovevano aspettare: già una volta un discorso della Meloni era stato messo in musica – ricordate l’orecchiabilissimo Ollolanda? – e già allora la leader di FdI si era presa gioco della satira facendosi immortalare con una maglietta relativa alla canzone.

Ricorda un po’ la dinamica dell’accattivante motivetto Il re fasullo d’Inghilterra nel film disneyano Robin Hood: così orecchiabile che persino Sir Bis e lo sceriffo di Nottingham, sgherri del dileggiato principe Giovanni, non possono fare a meno di cantarla. «Se inviteremo la Meloni? Non in discoteca, ma magari a bere un caffè per parlare e confrontarsi, perché no. Sicuramente Io sono Giorgia sarà l’inno del prossimo Gay Pride», concludono. Anche questa, ben magra consolazione: volevano fare i comici e sono diventati una barzelletta. “Sarà una risata che vi seppellirrà” recitava un vecchio poster di Soccorso Rosso. Una lezione che non hanno voluto imparare.

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. Sta diventando un tormentone il remix di Giorgia Meloni..e ho saputo che sicuramente si sta pensando di farlo come inno al gay pride di 2020..
    Allora ho pensato di anticipare i tempi, che come si dice” troppa acqua ancora dovrà scorrere sotto i ponti “..chissà che non ci sia un cambio di rotta e ve la ritrovate come madrina al carro iniziale..
    Penso che una donna così energica, focosa, incisiva e trascinatrice con verve nei suoi discorsi sarà una vera ikona Gay..LGBT..soprattutto perché dalla femminilità alla mascolinità riesce a esprimersi contemporaneamente..
    Che dire, penso che se riuscisse a rivedere le sue posizioni sulla questione LGBT nonostante restasse nelle file della destra, avrebbe un seguito di sostenitori ed elettori LGBT non indifferente..
    Comunque giustamente da Sovrana del web e Monarca Assoluta gender sto al di fuori di certe posizioni politiche e ideologiche, perché una Regina è di tutti..
    Comunque vi mando un caloroso saluto.
    Da sua Maestà la Regina Tana T Royal.

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