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Roma, 12 feb – Paolo Isotta se ne è andato stamani. Il grande musicologo è morto a Napoli nella sua casa di Corso Vittorio Emanuele all’età di 70 anni. Intellettuale raffinato, pungente e politicamente scorretto, è giustamente ricordato da tutti per i suoi articoli pubblicati su diversi quotidiani italiani. Su questo giornale abbiamo riproposto oggi alcuni estratti di una sua lunga e dotta prefazione al volume di Giorgio Locchi, Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista.

Quando Paolo Isotta stroncò il termine “gay”

Di lui ricordiamo però molte uscite decisamente controcorrente, che lette oggi faranno strabuzzare gli occhi a certi strilloni del monopensiero dominante. Nel 2013, ad esempio, stroncò l’uso della parola “gay”. Dopo il pronunciamento della Corte suprema americana che dichiarò incostituzionale il “Defence Marriage Act” e la conseguente apertura ai matrimoni omosessuali, Isotta rilasciò infatti un’irriverente intervista a Pietrangelo Buttafuoco pubblicata su Il Foglio. “Gay è una caricatura”, disse Isotta. “Un eufemismo piccolo-borghese da mezzacalzetta”.

Quindi quale altra parola utilizzare? “Il termine più consono ricchione”. Una scudisciata pesantissima al correttismo già allora dilagante. Ma Isotta spiegò più nel dettaglio la sua visione delle cose: “Vene a ddicere ca ‘o ricchione è ommo, nel senso di essere umano. Homo sunt et nihil umani a me alienum puto. ‘O gay, Dio liberi, è na caricatura ‘e ommo e, al contempo, na caricatura ‘e ricchione. Siamo in piena operetta, diceva ‘o Maestro Pannain. ‘nt’a ‘na tetra operetta”. E ancora, a proposito di matrimoni omossessuali: “I gays ca se vonno spusà sono bovaristi e stronzi! Vonno ‘a consacrazione sociale e religiosa!”.

“Disgraziati che si denominano gays”

Analoghi concetti Isotta li espresse nel 2014 in uno scritto indirizzato a Vittorio Feltri e pubblicato sempre su Il Foglio: “Carissimo Vittorio, leggo il tuo bell’articolo odierno dedicato al matrimonio dei ricchioni e di quei disgraziati che si denominano gays, ossia dei ricchioni piccolo-borghesi che cercano una consacrazione sociale e religiosa. L’articolo mi è molto piaciuto per la tesi che sostiene, ossia: ‘Vogliono sposarsi? Poveri loro, ma perché no?’. Tale tesi, che condivido, esprime il meraviglioso distacco al quale sei giunto negli ultimi tempi”. Un distacco che aveva raggiunto lo stesso Paolo Isotta, intellettuale contro il coro fino alla morte.

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3 Commenti

  1. Vogliamo dirlo che commentare la scomparsa di Isotta, grande critico e musicologo, con quest articolo è una indegnità?

  2. Non mi piace guardare dal buco della serratura. Non sono sono guardoni e le preferenze sessuali delle persone ritengo siano affari lor. Per questo penso che ricordare Isotta non tanto come il raffinato cultore e critico musicale, schierato apertamente con la destra radicale e tradizionalista, sia riduttivo. Siete l 7nico organo di stampa ad averlo fatto e me ne rammarico vivamente.

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