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Milano, 7 ott – «Ecco. Lentamente, come appartenessero in tutto e per tutto ai miei ricordi, mi apparivano ora davanti agli occhi le immagini di quel disastro dimenticato. Senza che io potessi fermarli, senza che avessi il tempo di chiedermi se fossero reali o meno. Vedevo una notte di plenilunio, la splendida luna piena, alta nel cielo scuro e stellato faceva risplendere il biancore dei sassi che coprivano la spiaggia. Mi sembrava ancora di sentire la durezza degli scogli contro cui avevo battuto, il freddo, e il tormento delle ferite ancora aperte. Un dolore mai provato prima, un’angoscia che non riuscivo a spiegare.
In quel momento mi accorsi di avere la pelle d’oca».



Lazarus e la battaglia di Lepanto

Cosa accadrebbe se ci ritrovassimo a scoprire un’esistenza passata? E se non fosse la nostra esistenza, ma quella di qualcun altro. Un’anima affine alla nostra, che ci trasporta in un’epoca diversa, spingendoci a studiare, documentarci, scoprire ogni traccia possibile. È quello che accade al protagonista di Lazarus e la battaglia di Lepanto la nuova pubblicazione di Altaforte Edizioni (194 pag., 19,00€) a firma di Fabio Ragno. Nella Venezia di oggi, inizierà la sua ricerca tra libri polverosi e scettica divinazione, tra razionalità e istinto, per trovare un senso a quelle immagini vivide e chiare che ormai fanno parte di lui. Gli parlano di Lazarus, un uomo vissuto nel Cinquecento, sopravvissuto alla battaglia della Pervesa del 1538 e ora coinvolto nella rete di intrighi che la Serenissima compie per proteggere se stessa.

Nella Venezia del ‘500

All’orizzonte incombe la minaccia dei turchi, sempre più pericolosa, sempre più vicina. Lazarus si ritroverà immischiato anche in questa guerra, trasportandoci con lui, sulla via della grande Storia, a conoscere grandi uomini come Marcantonio Bragadin o Sebastiano Venier, a essere testimone della fragilità della Lega Santa, con spagnoli e veneziani sempre pronti a mettersi i bastoni tra le ruote. Eppure, quella è la grande vittoria di Venezia, signora indiscussa del mare.

«Era quello lo stato d’animo che Quirini voleva suscitare in loro, prima di dargli la stoccata finale, che avrebbe galvanizzato anche il più tiepido degli uomini. Si fece dare un archibugio con la miccia accesa, lo brandì pericolosamente in aria, salì sul cassero e poi, aprendo le braccia come un’aquila, lanciò un urlo con tutto il fiato dei suoi possenti polmoni
«SAN MARCO!». Un boato gli fece eco anche da tutte le galee vicine e poi si propagò in un baleno per tutta la squadra seguito dalle urla rauche degli uomini che ormai, come si fossero liberati da ogni meschino pensiero, chiedevano gloria e battaglia».

Ma poi, vivremo insieme a Lazarus la battaglia di Lepanto, fatta di eroicità come di momenti drammatici, che prendono vita pagina dopo pagina.

Un nuovo inizio

«D’improvviso, come mi fosse caduto un velo davanti agli occhi, compresi in quell’istante l’inutilità della mia vita, vissuta nel segreto e nell’agire di nascosto, compiendo luridi affari che mi avevano precipitato in una disumana aridità. Adesso, finalmente, proprio lì, nel golfo di Lepanto, dopo la battaglia che aveva segnato le sorti di Venezia e della Cristianità, io Lazarus, stavo piangendo. Afferrai il rosario che avevo al collo e ringraziai la Vergine di avermi fatto assistere a quella scena e d’avermene fatto comprendere il significato. Da quel momento in poi, promisi solennemente, la mia vita sarebbe stata diversa».

Eppure, Lepanto non è la fine, ma soltanto l’inizio. Un altro viaggio, ancora più a oriente e ancora più misterioso. Sarà forse quello a portare Lazarus nell’incavo tra i due mondi? Tanto da giungere fino a noi?

Liliana Sommariva



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