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Roma, 25 feb – Quando si parla di narrativa fantastica ai più balza alla mente un genere letterario rivolto ad adolescenti e a nerd disadattati, oppure – nella migliore delle ipotesi – a persone che cercano un’evasione dalla routine quotidiana. Eppure l’Immaginario non rispecchia tutto ciò, ma viceversa vanta nobili origini in quanto, come ci insegna Mircea Eliade, discende dal mito che a mano a mano si è degradato in epopea, saga, romanzo cavalleresco, leggenda, folklore e fiaba fino a raggiungere la forma moderna.
Tra coloro che hanno maggiormente contribuito a diffondere nel mondo occidentale la speculative fiction vi è Jacques Bergier, personalità assai complessa dato che ha svolto le professioni di giudice militare, di ingegnere chimico, di alchimista, di agente segreto, di scrittore e di terrorista. A far luce sulla sua eclettica figura ci ha pensato Andrea Scarabelli, che ha curato la pubblicazione di Io non sono leggenda (Bietti, 2019, 350 pagine, 20 euro), autobiografia di Bergier in cui si fa luce su alcuni aspetti della sua vita e si illustra parte del suo pensiero.

Chi era Jacque Bergier

Occorre evidenziare che il volume è stato pubblicato per la prima volta nel 1977 ed è stato ristampato solo una volta, in portoghese. A impreziosire maggiormente il libro vi sono alcuni apparati critici, tra cui quello di Sebastiano Fusco. Amante dell’insolito e scriba dei miracoli, misantropo e lettore vorace, Bergier è stato un uomo eccezionale, dotato di un’intelligenza fuori del comune, in possesso di una memoria prodigiosa che gli permetteva di memorizzare caterve di informazioni, e persino poliglotta. L’autore è conosciuto per aver scritto insieme a Louis Pauwels Il mattino dei maghi, testo fondamentale nella diffusione del c.d. realismo magico, corrente di pensiero volta a fondere scienza, paranormale, letteratura fantastica e fisica allo scopo di trascendere la realtà. Secondo Bergier, lungi dall’essere lontane anni luce, la narrativa dell’immaginario e la saggistica invece convergono, in quanto possono essere rilevati numerosi punti in comune.

La pietra filosofale e il multiverso

Lo studioso ritiene che l’universo abbia leggi che né i razionalisti né i materialisti possono comprendere appieno con le loro semplici e grette nozioni. Al riguardo, si può rilevare che a partire dalla sua pubblicazione Il mattino dei maghi ha sollecitato un revival di esoterismo, di alchimia e di parapsicologia, tanto che – su specifica indicazione di Gianfranco de Turris e di Sebastiano Fusco – le Edizioni Mediterranee hanno creato una collana dedicata a questi temi intitolata Biblioteca dei Misteri. Nell’ambito della sua dissertazione, Bergier ci racconta aneddoti che hanno dell’incredibile. Asserisce infatti di aver trovato la pietra filosofale, che preferisce definire catalizzatore Novak, e racconta una serie di esperienze esoteriche tra cui la possessione diabolica di una bambina e i viaggi astrali compiuti da alcuni soggetti predisposti a questo genere di attività occulte.

Anche la politica internazionale diviene tuttavia oggetto di discussione da parte dell’autore, che non esita ad affermare: «Non chiedo al pubblico francese di tremare ogni volta che mi legge, ma lo invito a prendere sul serio il fatto che la vera politica è quella orchestrata dai servizi segreti, attori del governo invisibile del mondo. Oggi, sono loro – e solo loro – a prendere le decisioni». In un’epoca in cui il materialismo la fa da padrone, Io non sono leggenda ci offre la possibilità di gettare ponti tra Reale e Immaginario, trascendendo i labili confini del razionalismo per scrutare le infinite dimensioni del nostro multiverso.

Francesco La Manno

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