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Roma, 15 nov – Negli ultimi anni il liceo classico ha sofferto un notevole calo di iscrizioni, con ciò portando anche ad un minore interesse da parte delle istituzioni che sempre meno hanno a cuore i problemi che affliggono questo indirizzo di studi, preferendo investimenti su altri indirizzi scolastici che attualmente fanno “moda” e hanno un maggior numero di iscrizioni. Il che comporta anche una sorta di pubblicità negativa per il liceo classico, che non è più quel liceo celebre di un tempo.

Processo al liceo classico?

Ciò è dovuto principalmente all’era “tecnica” che stiamo vivendo, l’era dei numeri, l’era delle equazioni e degli algoritmi, l’era della politica che diventa pura economia. Prendiamo ad esempio un vecchio articolo di Repubblica: “Il liceo classico? Assolviamolo, ma va riformato”, in cui si parla di un fantomatico processo al liceo classico che viene difeso da Umberto Eco, mentre all’accusa troviamo Andrea Ichino. Colpisce in particolare una frase del secondo, che vorrebbe condannare il liceo classico perché “inganna alcuni studenti, che lo scelgono per avere strumenti migliori. E poi perché è inefficiente e perché è figlio della riforma Gentile, la «più fascista delle riforme»”. Si parte dunque dalla discussione sugli strumenti che il liceo classico dà ai suoi studenti, che non sono tecnici né matematici nè scientifici, perciò non servono a nulla nell’era “tecnica”. Come dare torto a questa tesi? Quali sono gli strumenti che dà il liceo classico a chi lo frequenta?

Ironicamente alcuni insegnati spesso dicono che al liceo classico si impara il male di vivere e lo si fa proprio: non hanno tutti i torti, infatti se c’è un merito da dare a questo liceo è quello di dare gli strumenti necessari per formare un pensiero critico ai suoi studenti, che non ragionano solo sui numeri, sui fatti, ma inglobano e studiano i sentimenti, le sensazioni e i pensieri più profondi di tutte le epoche, dalla Grecia arcaica alla letteratura moderna, passando per un’attenta analisi storica e filosofica di migliaia di anni e di migliaia di persone.

Pensiero critico

Cos’ha il classico quindi? Ha la capacità di mantenere vive nell’uomo quelle domande esistenziali, una su tutte: “Cos’è la giustizia?”. Essa non è il bene dei più, come funziona per la legge dei numeri, ma è una domanda molto più difficile, ancora senza risposta. Inoltre secondo la frase riportata il liceo classico sarebbe inefficiente, ecco smascherato il fine unico della società del terzo millennio: l’efficienza. Se qualcosa non produce qualcos’altro di concreto allora viene catalogata come inefficiente e va dunque estirpata perché inutile: non si guarda più all’efficienza del pensiero, della ricerca critica sul bene e sul male, sul giusto e sullo sbagliato, perché li si vuole limitare a una mera questione matematica, levando all’uomo ciò che lo distingue dagli altri esseri viventi: la capacità di avere un pensiero critico, che si è rivelata fondamentale in numerosissimi eventi storici. Infine l’ultima parte, il liceo classico viene addirittura accusato di essere fascista. Ah, l’antifascismo tanto caro a Pasolini, quell’ipocrisia post-secondo conflitto mondiale che è permeata tanto nella società da non volersene più andare, tanto da catalogare le persone in antifascisti e fascisti, bianchi e neri, escludendo quel grigio tipico della politica, quello in cui al giorno d’oggi non si può più stare. Certo, è innegabile il fatto che il liceo classico sia nato da una riforma fascista, pensata da un fascista e approvata da un governo fascista, e quindi? Sarà un problema il fatto che il fondatore del liceo classico sia lo stesso che ha scritto la prima parte de “La dottrina del fascismo”? No, non si deve gettare via ogni traccia del passato, esso invece va coltivato e studiato, per capire meglio dove potrà portarci il futuro, e nessuna scuola, è fattuale, lo fa meglio del liceo classico. Di fronte a una tale accusa Pasolini, prima nominato, impallidirebbe, non riuscirebbe a sopportare una tale affermazione che non si limita al liceo classico, ma si spinge addirittura ad infamare chi lo ama e lo sostiene, catalogandolo come “diverso” e dunque fascista, nell’ipocrisia dell’antifascismo a fascismo finito.

Contro l’iperspecializzazione

Passiamo oltre. Spesso si imputa al liceo classico di non dare abbastanza nozioni tecnologiche ai suoi studenti, il che potrebbe essere anche vero, ma tale tesi viene accompagnata da un dato: la mancanza di conoscenze tecniche nel 70% della popolazione adulta. Nulla di più fuori luogo, il liceo classico non ha nessuna colpa del fatto che vi sia stata un’evoluzione tecnologica senza precedenti, alla quale la generazione delle stesse persone che fanno queste accuse non ha saputo rispondere, non perché le mancassero gli strumenti, ma perché l’Italia, che ancora era e in alcune zone ancora è rurale, non aveva la possibilità di equalizzare i cittadini, di mettere tutti sullo stesso piano e permettergli di affrontare il salto nel futuro. L’accanimento sul liceo classico in questo caso è inutile, dato che il problema è che abbiamo da soli cinquant’anni circa un’alfabetizzazione quasi totale.

Altro tema caldo, una cosa di cui spesso non si parla perché forse non vogliamo vederla: il fenomeno dell’iperspecializzazione. Ecco la limitazione dell’uomo, ecco quella che dev’essere la paura di tutti gli uomini, essa infatti rappresenta quelle che sono state le catene degli operai dell’ottocento e del novecento, catene che ora non si limitano alla classe proletaria, ma si estendono a tutti, infatti sia il liceo classico è carente per quanto riguarda le conoscenze scientifiche, sia le altre scuole sono carenti per quanto riguarda la costruzione del pensiero critico personale, da questo punto di vista però è avvantaggiato il classico. Vi starete chiedendo sicuramente perché. Il liceo classico non dà a pappardella le conoscenze scientifiche, ma concede i mezzi per acquisirle e capirle e forse anche per andare oltre: dà una diversa capacità di ragionamento, o meglio la coltiva, perché è insita in tutti noi.

Formare uomini, non tecnici

Ma questo non è tutto, si vedono sempre più persone fare un’accusa al liceo classico che non c’entra nulla con esso: perché in Italia per laurearsi è molto più utile che in altre nazioni avere i genitori laureati? Come se fosse colpa del classico, scuola considerata d’élite, se l’accesso alla laurea è qualcosa di elitarie, come se estirpando questo indirizzo scolastico si eliminassero le distinzioni sociali. Ma questa non è forse una questione economico-politica? Semplicemente è più improbabile che chi non ha i genitori laureati e quindi, si presume, con un lavoro maggiormente retribuito, abbia i mezzi necessari ad affrontare un percorso molto costoso, ma questo non ha nulla a che vedere con il liceo classico, è lo Stato che dovrebbe tenere maggiormente ai propri cittadini e dargli i mezzi per accedere al tanto famoso “ascensore sociale”.

Il liceo classico deve quindi ritrovare il suo fine primo: formare la classe dirigente. Quindi ecco il grande problema odierno, la politica, e in particolare la sua conformazione, che è tecnica ed economica, non più sociale e storica: non ci sono più gli “statisti”, ma i “tecnici”. Ed ecco dunque la possibile soluzione: tornare al “grigio”, ovvero puntare su un sistema scolastico in grado di creare una classe politica che sia tecnica e sociale, vi dev’essere la convivenza tra le due correnti, rappresentate forse dall’eterna sfida classico-scientifico.

Il liceo classico, insomma, deve restare così com’è, ma tornando ad essere la grande fonte di dirigenti e politici che si curino dei problemi sociali e dell’individuo, non solo di quelli economici. Che sappiano ridare allo Stato quello che è il suo senso e quello che è il suo fine: il bene comune, come sosteneva Rousseau. Ecco perché il liceo classico è reazionario ed ecco quindi perché lo si vuole forse catalogare come un’istituzione fascista: esso fa paura al tecnicismo moderno, per questo deve dichiararsi suo eterno nemico, difendendo il valore dell’humanitas e cercando la giustizia per tutti.

Biagio Damo

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3 Commenti

  1. Tutto condivisibile, soprattutto il finale, purtroppo inquietante come i tempi che stiamo vivendo.. Ah, grazie per aver messo la foto del liceo classico della mia Pescara! 🤗

  2. Commento sintetico: il liceo classico, fatto bene, consente ad un giovane di imparare prima e non dopo, sulla propria pelle, le durezze della vita. E’ scuola ad alto valore preventivo ed è per questo motivo che guasta i piani e gli interessi degli speculatori di ogni specie, ordine e grado. Dunque ben altro che dualismo con lo scientifico-tecnico…

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