Roma, 11 ago – Ormai è una corrida continua. Matteo Salvini agita il drappo rosso delle provocazioni più accese e il toro della sinistra – che è sempre più miope nel guardare la realtà circostante, ma sempre più irritabile – come al solito ci casca. Ci è cascato con la storia della “zingaraccia”: dopo che l’anziana, ma poco candida donna era stata apostrofata in tal modo la sinistra era stata indotta a difenderla con toni lirici, salvo poi scoprire che era una orgogliosa ladra professionista che si vantava di aver costruito, rubando e truffando, la propria villa ovviamente abusiva.

Poi il povero toro già scornato si è insabbiato sulla spiaggia del Papeete, quando il ministro della malavita come lo chiama Saviano (onorandolo dello stesso epiteto che Salvemini riservava a Giolitti…) si è dato alla bella vita vacanziera, inducendo la sinistra a reagire con una sorta di talebanismo balneare, a colpi di foto in bianco e nero di inibiti notabili democristiani.

L’invocazione alla Madonna non è solo provocazione?

Passano poche ore e l’immaginifico, dismesso il costume da vitellone, torna alla sua “ora mistica”. Dopo che il parlamento approva il decreto sicurezza bis Salvini dedica la vittoria parlamentare nientemeno che alla Madonna e per giunta a quella Madonna nazional-popolare di dubbia ortodossia che si lega al luogo di presunte apparizioni di Medjugorje. Siamo forse di fronte a una sorta di dadaismo politico oppure a un nuovo Sessantotto che spiazza la sinistra perché porta “la fantasia al potere”, ma una fantasia molto lontana dai sogni dei “progressisti”.

E se però l’invocazione alla Madonna non fosse soltanto provocazione? Siamo in Italia, paese che per tradizione dedica la massima reverenza alla Madre, sia nella forma terrena che in quella sublimata della metafisica. Con le sue ripetute invocazioni alla Madonna Salvini crea un ponte con una vasta fetta di elettorato popolare, dimostra inoltre che il clero ha perso il suo “monopolio del Sacro”, se è vero che un politico in rotta con la Conferenza Episcopale può osare citare a proprio vantaggio una delle figure più sacre del cristianesimo cattolico. Blasfemia? È l’accusa dei “cattolici democratici” … gli stessi che per mesi hanno elaborato una problematica teologia attorno alla teoria del “migrante che è Cristo”.

La Madonna a difesa dei confini

In verità l’idea di legare il culto mariano a una difesa dei confini e più in generale dello spazio di civiltà europeo ha un illustre precedente, rappresentato da Lepanto. La battaglia di Lepanto rappresentò uno straordinario successo difensivo dell’Europa nei confronti dell’impero turco che già aveva conquistato Costantinopoli, dilagava nei Balcani e imponeva ai popoli dell’est Europa la tassa del sangue (i giovani maschi più robusti venivano sottratti alle famiglie ed islamizzati poi andavano a formare il corpo dei giannizzeri).

Storie che ricordano altre storie…le navi ottomane sbarcavano sulle coste italiane, facevano razzie, sequestravano giovani donne e maschi italiani per portarli in schiavitù a Costantinopoli (spesso gli schiavi maschi venivano castrati, ridotti allo stato di eunuchi). L’Europa divisa tra cattolici e protestanti, con la Francia che stringeva alleanza col Sultano rischiava seriamente di essere cinta da ogni lato dalla Mezzaluna in armi. Nel punto di massimo pericolo avvenne la reazione, con epicentro l’Italia. Un Papato di altro stampo promosse una coalizione militare.

Don Giovanni d’Austria (don Juan) che guidò le flotte della Lega Santa era un ragazzino di poco più che venti anni. A questo punto la vicenda militare si lega con la devozione dell’Europa mediterranea: i rudi marinai della flotta di don Juan un attimo prima dello scontro si inginocchiarono a cantare il Salve Regina. La straordinaria vittoria di Lepanto fu attribuita all’intervento salvifico della Beata Vergine Maria, che venne celebrata il 7 ottobre come Vergine della Vittoria, con un culto che si apparenta a quello classico per le “Nike” e le Vittorie.

L’attuale devozione del Rosario, a dispetto delle beghine del pacifismo e dell’accoglienza masochista, cela questo retroscena di lotta e vittoria. Alla fede in Maria si attribuì infatti quella forza in battaglia che aveva consentito di sconfiggere i Turchi. Pochi anni dopo la battaglia, Don Juan moriva. Negli ultimi istanti di vita scorrevano davanti a lui le scene della battaglia di Lepanto, con l’ultimo fiato di voce ancora gridava gli ordini di battaglia. Tra Salvini e l’eroe di Lepanto vi è una qualche differenza… ma soprattutto alle spalle di Salvini non vi è “l’Impero su cui non tramonta mai il Sole” forgiato da Carlo V.

Però consentitemi di ripetere ancora una volta il ragionamento espresso riguardo al caso di Bibbiano (“La richiesta di verità su Bibbiano non è strumentale, ma ha radici profonde”): l’invocazione della Madre di Dio, quando anche fosse fatta – come dicono gli antisalviniani – per provocazione politica o per tattica elettorale dallo stesso politico che ballava sulla spiaggia del Papeete, tocca una corda profonda dell’anima di popolo, sfiora un archetipo.

Alfonso Piscitelli

6 Commenti

  1. .se son ridotti a invocare la madonna….ci aiuti “dio”…….Povero paese che si trascina le catene del cristianesimo..droga dei popoli stolti..dio onninpotente…dio perdente..

  2. Allucinante che le oligarchie vaticane autoreferenziali pretendano di avere la esclusività della Madonna madre di Gesu’.Sono loro che stanno demolendo il messaggio di Cristo quando el papa dice “chi sono io per giudicare i gay” contribuendo allo sfascio della famiglia cattolica naturale di cui Maria e Giuseppe rappresentano l’archetipo

  3. Il Dio di Abramo è il nemico d’europa: Levitico 26:30 Io distruggerò i vostri luoghi sacri, spezzerò le vostre statue consacrate al sole, ammucchierò i vostri cadaveri sui resti dei vostri idoli e vi detesterò

  4. Il Dio di Abramo è il nemico d’Europa: Levitico 26:30 Io distruggerò i vostri alti luoghi, spezzerò le vostre statue consacrate al sole, ammucchierò i vostri cadaveri sui resti dei vostri idoli e vi detesterò

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