Roma, 12 mar – Novanta pagina di un formato tascabile: la Verità, del resto, non ha bisogno di grandi speculazioni. L’Institut Iliade, punta di lancia della cultura non allineata europea e lascito spirituale di Dominique Venner, ha composto il proprio Manifesto, prontamente tradotto e pubblicato in Italia da Passaggio al Bosco Edizioni. Un testo interessante, ricchissimo di spunti e di concetti, che ha la versatile capacità di essere compendio dottrinario e stimolo all’azione.

Il Manifesto dell’Institut Iliade

L’intento di fondo è chiarita senza mezzi termini nelle prime pagine: “Di fronte ai pericoli bisogna evitare due trappole: l’approccio catastrofista o di mera sopravvivenza, che considera un certo crollo imminente, e quello strettamente conservatore, che si limita a voler proteggere ciò che ancora si può custodire ed amare. Entrambi questi modi di pensare sono profondamente impolitici, Nel pensiero di chi si preoccupa solo del crollo inevitabile, non si può più costruire nulla di positivo. Per chi non considera altro che la conservazione di ciò che ancora esiste, lo sguardo è sempre rivolto al passato, non al futuro. Guardiamo avanti e facciamo politica”. Nessun fatalismo e nessuna illusione, dunque: procedere, con lo sguardo avanti e la propria eredità sulle spalle.

Il Manifesto, magistralmente scritto, passa in rassegna alcuni dei nodi cruciali del retaggio identitario: dal concetto di “radicamento” alla differenza tra “uomo concreto” e “uomo astratto”; dall’appartenenza alla stirpe al tema del “genere”, passando per l’analisi della nostra Civiltà, il rifiuto dell’universalismo, il rapporto con la natura, la tensione verso il sacro, la centralità dell’essere a dispetto dell’avere, l’etica dell’onore e la consapevolezza comunitaria. Tanti temi, ma una sola volontà: restituire un destino all’Europa, liberandola dalla rassegnazione e ricollocandola al centro di un processo politico sovrano, consapevole e proiettato alla potenza, oltre ogni decadimento demografico, ogni subalternità geopolitica, ogni colpevolizzazione ipocrita ed ogni sradicamento indotto.

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Formare Comunità, custodire Identità

Un’utopia? Non proprio. Il pregio degli amici francesi è quello di essere puntuali, precisi e completi: disegnano grandi orizzonti di senso e ottime traiettorie verticali, ma non dimenticano di scendere nel pratico e di fornire degli esempi concreti. Tanto per essere chiari: siamo sicuri di vivere davvero da europei? Ecco perché, prima di immaginare epocali mutamenti geopolitici, sarebbe necessario ripartire dalle piccole cose di tutti i giorni. Tra queste, la necessità di formare delle Comunità: custodire un’identità senza isolarsi dal mondo, nella piena consapevolezza del proprio ruolo. Perché “nulla è neutrale e ogni decisione deve essere presa secondo un ideale comunitario: chi sposare, dove vivere, come decorare la casa, come crescere i figli, che cosa mangiare. Possiamo sempre scegliere di far vivere i ‘nostri’ piuttosto che gli ‘altri’, un produttore locale piuttosto che una multinazionale, un’estetica che ci è propria anziché forme globalizzate e standardizzate. È il risultato di un lavoro su noi stessi”.

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